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Euvitis 21

Intervista a Giorgio Vergona

“Abbiamo rilevato una delle cantine più antiche della Campania”

Come e quando nasce la sua cantina

L’azienda Euvitis 21 nasce nel 2018, quando abbiamo rilevato lo storico marchio Ocone vini 1910, che è una delle cantine più antiche della Campania.

Il nostro è un progetto ambizioso, che si basa sulla valorizzazione dei vitigni autoctoni campani ma che unisce anche una visione di impresa rivolta all’ambiente e al futuro: sostenibilità, industria 4.0 ed economia circolare sono diventati i nostri punti di forza. Tutto questo in una cornice tra le più vocate alla viticoltura del Sud Italia, la sottozona Taburno, una delle quattro DOCG campane.

Quante bottiglie producete

Attualmente la cantina produce circa centomila bottiglie all’anno, divise in tre linee di prodotti per offrire ai nostri clienti un’esperienza completa e unica dei vitigni della regione.

La linea classica si distingue per lavorazione in acciaio ed ogni vino è ottenuto con un solo tipo di uva.

La linea storica prevede una lavorazione in botti grandi ed è impreziosita da etichette che richiamano alla mitologia sannita.

La linea superiore ha una lavorazione in barrique e comprende i due Cru dell’azienda, Vigna pezza la corte e Vigna del monaco.

Mi dica almeno una caratteristica della terra dove vinificate che trasforma la sua uva in un vino pregiato

La sottozona Taburno ha un microclima che permette alle uve di raggiungere la piena maturazione nei mesi della vendemmia grazie ad estati miti e ventilate, che impediscono anche il propagarsi di varie malattie infettive per le piante: i nostri vini quindi ne giovano in profumo, equilibrio ed eleganza. Inoltre, i terreni calcareo-argillosi hanno un ottimo drenaggio che permette la creazione di una riserva d’acqua durante l’inverno, consentendo così alle viti di non andare mai sotto stress idrico, soprattutto nelle annate più calde.

Come è cambiato il vostro lavoro dopo l’emergenza Covid-19. Le visite in cantina sono ancora permesse?

Come tutti, ci siamo adattati ai cambiamenti del periodo sviluppando una forte rete e-commerce per la vendita diretta al pubblico, mentre per il mercato B2B conduciamo regolarmente wine tasting con buyer di tutto il mondo in video-call, il più delle volte direi fortunatamente,  con ottimi risultati.  

Al momento le visite in cantina non sono permesse come da ultimo DPCM ma contiamo di riavere presto i nostri clienti in azienda per offrirgli un’esperienza a 360 gradi del mondo Euvitis: l’azienda infatti avvierà il progetto “hospitality” che comprenderà pernottamento, sale degustazione per wine tasting ed enoteca per l’acquisto di vini.

Quale è il vino che consigliate e ci dica a quale piatto abbinarlo

Il vino che vorrei consigliare è Anastasi, aglianico del taburno docg ottenuto dalla selezione dei migliori grappoli e premiato sia al Merano wine festival sia da James Suckling sul palco internazionale.Adatto certamente a primi piatti ben strutturati, come la lasagna e ai  secondi di carne, come l’anatra o il cinghiale.

Euvitis 21 | Via S.Benedetto 93 | 82030 Ponte(BN)
www.oconevini.it | Telefono: 0824874878

Cantina Agriflegrea

Intervista a Cristina Varchetta

Signora Varchetta, come e quando nasce la sua cantina 

La nostra è un’azienda a carattere familiare, la famiglia Varchetta è una famiglia storica di viticoltori Campani. La nostra storia parte nel 1891 con Vincenzo Varchetta, ma soltanto con il duro lavoro del figlio Giovanni, esperto conoscitore di ogni angolo vitato della Campania, e con l’aiuto della moglie Luisa e dei numerosi figli, riesce a trasformare la piccola attività di commercio del vino in una vera e propria impresa vitivinicola a carattere familiare. 

Nel 2013 viene fondata l’attuale cantina, che è guidata dalla quarta generazione di giovani intraprendenti ed appassionati che portano avanti con orgoglio il progetto familiare di oltre un secolo. I vitigni sui quali si concentra la produzione sono:  Falanghina, Piedirosso, Fiano, Greco, Aglianico e  Primitivo. La filosofia aziendale e quella di produrre vini tipici, fortemente legati al vitigno e soprattutto ai diversi areali di produzione che compongono il mosaico di terroirs della Campania, nonché’ offrire al consumatore finale vini buoni e salubri con un ottimo rapporto qualità-prezzo. 

Quante bottiglie producete

Ne produciamo 350000. L’anima del progetto è da sempre coadiuvato dalla presenza di oltre 100 famiglie di viticoltori campani che conferiscono le uve. Questi vigneti, sparsi in ogni angolo vitato della Campania, sono curati nel profondo rispetto della natura e della biodiversità. I nostri agronomi, guidati dall’esperienza di Vincenzo Varchetta, assistono durante tutto l’anno i nostri contadini portando in cantina delle uve di grande qualità. 

Mi dica almeno una caratteristica della terra dove vinificate che trasforma la sua uva in un vino pregiato

La Campania è sempre stata una terra ricca di buoni vini. Il territorio della regione si presenta molto variegato, sia morfologicamente sia dal punto di vista climatico, permettendo la sopravvivenza di varietà di viti inadatte in altri ambienti e la selezione, in ogni zona, dei propri vitigni che nel tempo si sono adattati. La natura del suolo ha impedito in molte zone vitate la diffusione della fillossera e la sostituzione delle varietà originali tra la fine dell’800 e del 900. I vitigni Falanghina, Fiano, Greco, Piedirosso, Aglianico possono, pertanto, essere considerati i diretti discendenti delle antiche varietà: la Vitis Hellenica. 

Grazie a numerosi studi è stato possibile compiere un vero e proprio recupero di oltre 100 varietà di vitigni e individuare diversi nuclei di origine e di diffusione delle varietà. Nelle aree più esterne ( Napoli) della Campania troviamo terreni vulcanici ricchi di ceneri e lapilli. Questo suolo leggero e caldo ha permesso alla fillossera di non penetrare e di non distruggere la vite, rendendo questa zona  ricca di varietà come Il Piedirosso, e la Falanghina. Nelle aree più interne (Avellino, Benevento), caratterizzate da inverni più rigidi e da terreni più compatti e argillosi, sono allevate su questi suoli per trarne forza e calore. Qui risiedono i vitigni campani più noti a livello mondiale: il Greco, Il Fiano e l’Aglianico. 

Come è cambiato il vostro lavoro dopo l’emergenza Covid-19. Le visite in cantina sono ancora permesse?

Il nostro lavoro per l’emergenza Covid-19 è cambiato radicalmente. Abbiamo dovuto approcciare in modo maggiore al digitale. Abbiamo intrapreso la strada anche delle degustazioni online, in modo tale da non perdere il contatto con la nostra clientela. 

Quale è il vino che consiglia  e con quale  piatto si abbina meglio?

Sicuramente il  blend storico 891 attualmente è il nostro vino più rappresentativo. Il 1891 è la data in cui, quasi un secolo e mezzo fa, iniziava l’avventura di questa famiglia. Un’avventura di passione e amore per il vino, la terra e chi la coltiva. 891 è un blend dei tre rossi Aglianico, Primitivo e Piedirosso, che sono i vitigni più caratterizzanti della produzione vinicola campana, sviluppato originariamente dal capostipite della famiglia: Giovanni Varchetta. Nel tempo e con la costante ricerca che dedichiamo ai nostri prodotti, abbiamo deciso di ridare vita a questo blend che, unendo queste tre varietà riesce reciprocamente ad arricchirle con le rispettive peculiarità. Per un’esperienza enologica completa, e unica. L’abbinamento perfetto sicuramente è legato ai piatti della tradizione Napoletana come un buon ragù o la nostra tipica genovese.

Vinicola Agriflegrea | Via Nelson Mandela, 95/C | Tel: 0812416795 | Mail: info@agrflegrea.com

Cantine degli Asroni

Intervista a Cristina Varchetta

Come e quando nasce la sua cantina

Era il 1892 quando Vincenzo Varchetta, decise di rafforzare la propria attività, convinto che i tempi fossero maturi per trasformare il piacere di produrre vino in una fiorente attività commerciale. Contributo decisivo fu dato dal figlio Giovanni, il quale, appena rientrato dalla seconda guerra mondiale, riuscì a trasformare in concretezza i sogni del padre. “Don Giovanni”, esperto conoscitore di ogni angolo visitato della Campania, infuse ai figli e ai nipoti tutta la passione e le competenze accumulate negli anni.

Attraverso la storia di quattro generazioni, la famiglia fonda, nel 1999, l’attuale azienda CANTINE ASTRONI, impegnandosi in un progetto di tutela e valorizzazione dell’ampelografia campana e soprattutto flegrea. L’attenzione è concentrata principalmente sui vitigni autoctoni pre fillosserici (a piede franco): Falanghina e Piedirosso dei Campi Flegrei.

L’azienda si erige sulle pendici esterne del cratere degli Astroni, tra Napoli e Pozzuoli, un tempo riserva di caccia Borbonica ed oggi oasi naturale WWF Italia.

Quante bottiglie producete 

Ad oggi Cantine Astroni produce 150.000 bottiglie su 25 ettari vitati di cui 15 ettari di proprietà la parte restante in conduzione, divisa su 11 etichette. Inoltre  le nostre vigne,  sono ubicate tutte  nel comune di Napoli; ed infatti Napoli dopo Vienna e la seconda città Europea con più ettari vitati. Possiamo affermare di essere un’azienda metropolitana. Attualmente  la parte agronomica enologica è affidata alla quarta generazione della famiglia:  Gerardo Vernazzaro e Vincenzo Varchetta.

Mi dica almeno una caratteristica della terra dove vinificate che trasforma la sua uva in un vino pregiato

Prima di poter  parlare delle caratteristiche dei terreni  Flegrei bisogna fare prima un  breve excursus sull’aspetto geologico della zona. 

Iniziamo col dire che i Campi Flegrei sono una vasta area di origine vulcanica situata a nord-ovest della città di Napoli. Si tratta di una zona dalla struttura singolare: non un vulcano dalla forma di cono troncato ma una vasta depressione o caldera, ampia circa 12x15km2.
Nel 1538 si è verificata l’ultima eruzione che, pur essendo fra le minori dell’intera storia eruttiva dei Campi Flegrei, ha interrotto un periodo di quiescenza di circa 3000 anni e, nel giro di pochi giorni, ha dato origine al cono di Monte Nuovo, alto circa 130 m. Da allora, l’attività ai Campi Flegrei è caratterizzata da fenomeni di bradisismo, attività fumarolica ed idrotermale localizzata nell’area della Solfatara.
La storia eruttiva dei Campi Flegrei è dominata dalle eruzioni dell’Ignimbrite Campana e del Tufo Giallo Napoletano. Questi eventi sono stati così violenti che i volumi di magma prodotti e la velocità con cui sono stati emessi hanno causato collassi e originato caldere. Per questo, la forma dell’area è quella di un semicerchio bordato da numerosi coni e crateri vulcanici. Nella zona sono infatti riconoscibili diverse aree soggette ad un vulcanismo di tipo secondario, come fumarole e sorgenti termali. In particolare, nell’area della Solfatara si verificano manifestazioni gassose mentre le località di Agnano, Pozzuoli, Lucrino sono note per le acque termali.
Il fenomeno di bradisismo che caratterizza l’area consiste in un lento movimento di sollevamento e abbassamento del suolo. Le fasi di abbassamento, che attualmente rappresentano la condizione normale, sono asismiche e sono caratterizzate da bassa velocità. Le fasi di sollevamento, presentano invece maggiore velocità del moto del suolo e sono accompagnate da intensa attività sismica locale. L’ultima crisi bradisismica si è verificata nel 1983. 

Il clima dell’area flegrea è tipicamente mediterraneo, con inverni miti ed estati calde e secche. Le precipitazioni si concentrano principalmente nel periodo autunnale e primaverile. La fascia costiera è caratterizzata da temperature miti tutto l’anno. Le temperature giornaliere medie sono di circa 14°C nel periodo invernale e di 28°C nel periodo estivo. Le condizioni pedoclimatiche favorevoli pur nella loro estrema variabilità favoriscono la produzione di vini di ottimo livello qualitativo e nelle migliori annate di superbe interpretazioni. Il clima tipicamente mediterraneo e la qualità dei terreni sottili e sciolti, caratterizzano un territorio unico. Infatti il suolo ricchissimo di sali potassici e franco- sabbiosi sono elementi indispensabili per tracciare un profilo sensoriale.

Come  è cambiato il vostro lavoro dopo l’emergenza Covid-19, le visite in cantina sono ancora permesse 

L’emergenza Covid-19 per quanto ci riguarda ha cambiato in primis il tipo di turista/ enoappassionato, in quanto le visite sono prettamente per Italiani.  Noi per scelta aziendale per non spaventare ulteriormente enoturista cerchiamo di fare viste a gruppo familiare o di amici, anche se il vecchio decreto consentiva gruppi di 10 persone. 

L’aspetto sicuramente interessante di questa situazione ha portato l’italiano a conoscere le realtà locali e questo è bellissimo per chi lavora per la valorizzazione del proprio territorio.

Ci dica allora quale è il vino che consigliate e a quale piatto abbinarlo

Uno dei vini  più rappresentativi della cantina  e  dell’areale napoletano/ flegreo è il Piedirosso con l’etichetta Colle Rotodella, vincitrice dei tre bicchieri gambero rosso 2021. Il Piedirosso è un vitigno autoctono campano presente nella regione da tempo immemorabile e con estensioni inferiori solo all’Aglianico. È conosciuto con il nome dialettale “Per’ e palummo” che descrive una caratteristica morfologica del rachide che vede i pedicelli dei chicchi colorati di rosso come quelli di una zampa di colombo.
Il vitigno è molto vigoroso, con maturazione medio-tardiva nei primi 20 giorni di ottobre. Le rese sono nella media o basse, ma costanti. È molto concentrata in zuccheri con acidità media. Presenta grappoli di dimensioni medio-grandi, a forma piramidale e a spargolo. I chicchi sono di media grandezza, sferici, con alte concentrazioni di pruina sulla spessa buccia di colore rosso-violaceo.
Il vitigno trova la sua massima espressione in terreno vulcanico e quindi l’area maggiormente rappresentativa è la zona del Napoletano. 

Il piatto con cui lo abbinerei è sicuramente ad un piatto della tradizione napoletana: ”i polipetti alla luciana”. Questo piatto è legato ai pescatori del quartiere Santa Lucia, a questo borgo marinaio di Napoli. Ho scelto questo abbinamento in quanto, questo piatto, ha due sapori preponderanti la dolcezza del pomodoro, incontra la consistenza sapida del polipetto.

Cantine degli Astroni | Via Sartania,48

Tel +39 081 5884182

Indirizzo mail: info@cantineastroni.com

Cantine del Taburno

Intervista a Giovanni Esposito

Come e quando nasce la sua cantina

La nostra è una cantina che nasce a Foglianise, in provincia di Benevento nel 1972 e ad oggi è uno dei rami del consorzio agrario provinciale di Benevento. Non ci sono vigneti di proprietà, tuttavia, da sempre, selezioniamo le uve dai principali crus che offre il terroir, vigneti a piede franco, vendemmie di Falanghina fino a 700 metri di altezza sul livello del mare, attivando una vera e propria manovra economica sul territorio. Cerchiamo cioè sia di tutelare il settore agricolo sia di dare un forte slancio all’enogastronomia ed al turismo locale.

Quante bottiglie producete 

Circa un milione di bottiglie, posizionate sul mercato italiano ed estero, facendo in modo di offrire il prodotto ad un prezzo che non va a svilire nè il territorio né chi conferisce uva. In totale sono 22 referenze tra spumanti, grappe e vini fermi tra bianchi, rossi e rosato. 

Mi dica almeno una caratteristica della terra dove vinificate che trasforma la sua uva in un vino pregiato

Sicuramente abbiamo un terroir che preserva l’autoctono. Inoltre, avvalendoci della cooperativa dei viticoltori composta da circa 300 famiglie e un patrimonio vitivinicolo di quasi 600 ettari, abbiamo la possibilità e stiamo già lavorando a progetti di camping in aree biologiche, collaboriamo con B&B, percorsi enoturistici in moto grazie a partner locali che organizzano dai veri e propri tour per chi viaggia su due ruote dando uno slancio a questo settore che al momento è inarrestabile, nonostante il covid. 

Cioè non è cambiato il vostro lavoro dopo l’emergenza Covid-19. Le visite in cantina sono ancora permesse 

Certamente abbiamo adottato distanziamento sociale e punti di ritrovo su rooftop naturali ma direi che la pandemia ha rivoluzionato i mercati e il modo di consumare vino. Tanti  gap tra produttori si sono accorciati, abbiamo mutato le nostre degustazione che normalmente venivano effettuate sul posto oppure nelle fiere di settore come al prowein oppure al vinitaly; ora invece ci si affida a Zoom con conference call. Si organizzano riunioni dove partecipano parte dei principali importatori ed i loro migliori clienti che gestiscono e-commerce e circuiti di distribuzione. Stessa cosa che facciamo per i clienti che acquistano per corrispondenza, offriamo un wine tasting “sommelier on air”, guidandoli in una degustazione streaming. Il consumo di vino cresce maggiormente tra le mura domestiche, credo che le enoteche in alcuni casi stiano apprezzando e coccolando i loro clienti, visto le chiusure dei ristoranti. E lo dico da  appassionato di vino che compra in enoteca.

Ci dica allora quale è il vino che consigliate e a quale piatto abbinarlo

Bene restare tra montagna e collina, uovo fritto con tartufo e sicuramente bere falanghina per accompagnare il piatto. Il nostro Cesco dell’Eremo va benissimo però anche con una tartare di crudo.

Cantine del Taburno | Consorzio Agrario Provinciale di Benevento | Via Sala 19, Foglianise (BN) | Tel. 0824 878341 | Indirizzo mail:info@cantinadeltaburno.it

Cantine Mustilli

Intervista a Paola Mustilli

Come e quando nasce la sua cantina

Proveniente da Ravello e stabilitasi a S. Agata dei Goti nel 1400, la famiglia Mustilli nel 1700 inizia la produzione del vino nelle cantine scavate sotto la cittadina nella roccia tufacea. L’impostazione moderna della cantina fu data da Leonardo Mustilli (nostro padre nonché definito il padre della Falanghina) negli anni ’60, quando, in controtendenza rispetto ai tempi, lasciò la città di Napoli da ingegnere per trasformarsi in agricoltore nella solitudine della campagna.

Spinto da un profondo spirito pionieristico, iniziò a ricercare le varietà di uve locali allora abbandonate che esistevano nel beneventano. Alla guida di un piccolo numero di produttori le uve furono raccolte, micro vinificate ed assaggiate.

Erano 18 diverse varietà tra cui una, denominata Falanghina, che destò l’interesse di Leonardo. Nel 1979 infatti produsse le sue prime 3.000 bottiglie che avrebbero cambiato la storia della viticoltura beneventana ed anche di quella campana. Da qui il nome di Ingegnere della Falanghina.

Oggi la Falanghina è uno dei vini Campani più apprezzati e la sua notorietà ha oltrepassato anche i confini Nazionali.

Quante bottiglie producete

Circa 100.000 all’anno su 15 Ha di vigna.

Mi dica almeno una caratteristica della terra dove vinificate che trasforma la sua uva in un vino pregiato

I nostri vini sono estremamente territoriali, espressione delle caratteristiche climatiche e dei terreni argilloso-calcarei posti su sottosuolo tufaceo. Caratteri spiccati quindi sono la freschezza e la mineralità, la leggerezza di corpo e la non eccessiva alcolicità.

La posizione dei terreni rivolta verso Napoli inoltre mitiga il clima fresco proveniente dal massiccio del Taburno.

Come è cambiato il vostro lavoro dopo l’emergenza Covid-19. Le visite in cantina sono ancora permesse?

Le visite in cantina sono permesse ed effettuate per piccoli gruppi, organizziamo diverse tipologie di degustazioni, dalla più semplice di soli due calici a mini verticali delle nostre selezioni. La tipologia di utenza è cambiata, ora abbiamo molti italiani e molti giovani che si sono avvicinati al mondo del vino.

Ci dica quale è il vino che consigliate e a quale piatto abbinarlo

Da provare sicuramente Vigna Segreta Falanghina del Sannio per i suoi aromi di frutta esotica, lime ed ananas, erbe aromatiche e menta piperita. Per le sue note sulfuree. Da abbinare su risotto, coniglio arrosto, sformati di verdure.

Questo vino viene prodotto su un singolo vigneto esteso su di un ettaro e rimane in affinamento in cantina per un anno sur lies.Recentemente è stato considerato tra i migliori 5 vini italiani nella classifica della rivista americana Wine Enthusiast, ha ricevuto prestigiosi riconoscimenti dalle guide italiane come Slow wine, Doctor Wine Gambero Rosso e straniere come James Suckling.

Cantine Mustilli| Via Caudina 10 S.Agata dei Goti BN | Tel. 0823718142 | www.mustilli.com

Il CANCELLIERE

Intervista a Claudio Panetta

Come e quando nasce la sua cantina

La prima bottiglia in commercio per l’Azienda Vitivinicola “Il Cancelliere” risale al 2005 anche se l’Azienda Agricola della famiglia esiste dalla fine del secolo diciannovesimo. Siamo stati conferitori di grandi cantine Irpine per molti anni fino a quando abbiamo deciso di cominciare l’attività di commercializzazione dei vini proprio nel 2005. Da allora, in maniera incrementale, abbiamo cominciato a vinificare quantità sempre maggiori delle uve da noi prodotte, fino ad arrivare all’annata 2012 nella quale per la prima volta abbiamo vinificato tutta la nostra produzione. Pratichiamo un’agricoltura consapevole e rispettosa del territorio ed abbiamo la certificazione biologia sia per le uve, ed altre colture presenti in azienda, sia per l’imbottigliamento. Facciamo parte dell’associazione VinNatur, prima associazione di Vignaioli Artigianali/Naturali d’Italia, che riunisce al suo interno tutte quelle Aziende che aderiscono al loro protocollo che prevede il non utilizzo di sostanze chimiche né in vigna né in cantina e per il quale vengono effettuati controlli periodici, sui residui dei pesticidi, per verificare la salubrità della propria produzione.

Quante bottiglie producete

Attualmente produciamo circa 30.000 bottiglie all’anno divise in 4 tipologie: “Vendemmia” Campania Aglianico IGP, “Gioviano” Irpinia Aglianico DOP, “Nero Né” Taurasi DOP ed il “Nero Né Riserva” Taurasi DOP.

Mi dica almeno una caratteristica della terra dove vinificate che trasforma la sua uva in un vino pregiato. 

I suoli di Montemarano sono a maggioranza di argilla e calcare con un residuo di cenere vulcanica e questo particolare terreno, associato al clima continentale presente nelle nostre zone, rende  i vini potenti, strutturati e molto adatti al lungo invecchiamento.

Come è cambiato il vostro lavoro dopo l’emergenza Covid-19. Le visite in cantina sono ancora permesse? 

Al momento le visite in cantina sono permesse anche se, sempre nel rispetto di tutte le regole vigenti, vanno contingentate e prenotate in anticipo.

Ci dica quale è il vino che consigliate e a quale piatto abbinarlo.Tutti i vini di questa zona sono particolarmente adatti alla cucina tipica Irpina, con piatti a base di carne, formaggi stagionati e selvaggina. A questi piatti si potrebbe abbinare sia un Gioviano sia un Nero Né.

l Cancelliere Az. Vitivinicola | Contrada Iampenne 45 – 83040 Montemarano AV

www.ilcancelliere.it

+39 3496525339

Cantine Fontanavecchia

Intervista a Libero Rillo

Dott. Rillo, come e quando nasce la sua cantina

Le storiche cantine Fontanavecchia sono un vero e proprio tempio dedicato al vino, al duro lavoro dell’uomo, all’incanto dei lenti e delicati riti che da generazioni intessono la vita di una famiglia di vignaioli.  Sono state costruite dal capostipite della famiglia Rillo a partire dal XIX secolo e poi, con il tempo, sono state ristrutturate e ingrandite. Oggi rappresentano una realtà vitivinicola di spicco nel territorio campano, l’azienda Fontanavecchia si sviluppa nell’omonima contrada di Torrecuso, in provincia di Benevento su una superficie di 20 ettari. Nella gestione, sono affiancato, assieme a mio fratello Giuseppe, dalla preziosa esperienza di nostro padre Orazio.

Un’azienda di famiglia, quante bottiglie producete

Centottantamila

Mi dica almeno una caratteristica della terra dove vinificate che trasforma la sua uva in un vino pregiato

Il nostro è un territorio molto particolare adatto a produrre vini, sia bianchi sia rossi, è una terra di spessore con un forte carattere e particolare tipicità. 

Noi diciamo sempre: “Il mio vino ha carne ed ossa e pelle che è profumata di memoria, sapore che avvolge le lingue e risveglia la parola, il mio vino è sangue di questa terra e questa terra è tutto ciò che ho dentro”.

Come è cambiato il vostro lavoro dopo l’emergenza Covid-19? Le visite in cantina sono ancora permesse?

Al momento non sono permesse, ma restano comunque uno strumento molto valido per far conoscere i propri vini e le proprie filosofie aziendali. Speriamo di riprenderle quanto prima, appena non saremo più zona rossa. Siamo una cantina molto grande, con grandi spazi aperti pertanto le visite, se contingentate, potranno riprendere in sicurezza non appena sarà consentito.

Recentemente avete ottenuto un importante riconoscimento dall’Associazione Italiana Sommelier, di quale vino si tratta e ci dica anche a quale piatto abbinarlo.

E’ un riconoscimento che ci riempie di orgoglio. Si tratta di Vigna Cataratte – Aglianico del Taburno Riserva DOCG 2015. A mio parere, l’abbinamento perfetto è con un caciocavallo del nostro Sannio stagionato almeno per quindici o meglio ancora diciotto mesi. I nostri vini raccontano, da sempre, una storia di paziente lavoro svolto per ottenere un unico obiettivo: l’eccellente qualità. Per questo motivo tutte le fasi di lavoro: dalle attività in vigna alla vinificazione fino all’imbottigliamento sono svolte con passione e scrupolosità per favorire e condurre all’eccellenza l’identità e la peculiarità che ciascun vitigno sa esprimere.

Info e Contatti

Via Fontanavecchia 82030 Torrecuso (BN) www.fontanavecchia.info tel. 0824876275

Alabastra Cantine Pintore & Valentino

Intervista a Lucia Pintore

Signora Pintore, come e quando nasce la sua cantina

Alabastra è un’azienda giovane, fondata pochi anni fa nel 2016 da noi proprietari Lucia Pintore e Angelo Antonio Valentino. Nei  suoi prodotti racchiude tutta la nostra passione unita ad anni di ricerca, studio e sperimentazione. L’impronta stilistica è data dalla sobrietà e dall’assenza d’improvvisazione con un’attenzione costante nel cogliere i cambiamenti e le innovazioni, ispirate e spesso condivise, con coloro i quali hanno lasciato un profondo segno nell’enologia moderna e nel gusto mondiale.

I nostri prodotti hanno una precisa caratterizzazione, data dai colori vivi, dai profumi e dagli aromi, tutti espressione di vitigni diversi allevati nei siti migliori e curati da agricoltori rispettosi del frutto e della terra. La tecnica produttiva adottata è all’insegna di una pulizia enologica che li rende difendibili dall’omologazione e, al contempo, riconoscibili.

Quante bottiglie producete

Circa 40.000 con 11 tipologie di vino.

Mi dica almeno una caratteristica della terra dove vinificate che trasforma la sua uva in un vino pregiato

Il vino è come una mano, composta da cinque dita, ognuna lavora per avere un pugno forte.  Bisogna unire territorio, vitigno, lavoro dell’uomo, vinificazione e annata. La terra in gran parte dei nostri siti ha una composizione tendenzialmente scistosa ed argillosa, unitamente ai cloni dei vitigni scelti, all’esposizione elevata, all’età dei vigneti e all’attenta conduzione agronomica. Possiamo dire che interviene dandoci delle basi di ottima struttura che opportunamente governate ci stanno regalando grandi prodotti.

Come è cambiato il vostro lavoro dopo l’emergenza Covid-19

C’è stato un rallentamento delle vendite, dovuto alla chiusura delle attività del comparto HO.RE.CA che è il nostro cliente principale. E’ aumentata, però, la vendita diretta con le consegne a domicilio in tutta Europa. Siamo riusciti a compensare la minore commercializzazione tramite i classici canali anche se non vi è stato un incremento. In qualche modo, fortunatamente, siamo riusciti a reggere il colpo. Non abbiamo risentito delle visite in cantine perché non abbiamo fatto in tempo neanche ad aprirle al pubblico. In cantina si lavora e il vino chi vuole lo assaggia in ambienti più confortevoli e adatti.

Magari davanti a del buon cibo. A tal proposito, qual è il vino che consiglia e ci dica anche a quale piatto abbinarlo

Consiglio il più prestigioso dei nostri vini, il TAURASI,in quanto è da noi elaborato esclusivamente quando tutte le condizioni sono state favorevoli a darci quello che il vitigno Aglianico può potentemente esprimere. Colore profondo, profumi decisi che nel tempo riescono ad ampliarsi, piena corposità, grandi equilibri prima, lunga persistenza gustativa poi, che permettono a questo vino di raggiungere armoniose espressioni già nei primi anni di vita e mantenerle in essere per lungo tempo senza cedimenti organolettici. E’ come un gentiluomo di campagna… mai volgare nè esagerato, ma temprato alle fatiche e alle intemperie. Lo scelgo augurando a tutti lunga vita.L’abbinamento che consiglio è con ottimi salumi, carni saporose, arrosto o in umido, anche ricche di condimenti e spezie. Formaggi di media e lunga stagionatura, anche erborinati. Ma diventa eccezionale semplicemente accostato ad amici o belle persone con le quali fa piacere trascorrere una bella serata o anche da soli, magari leggendo un buon libro o ascoltando musica.

Azienda Agricola San Salvatore 1988

Intervista al Signor Pagano

Viticoltori per nascita o per passione?

La risposta è si per ambedue le ragioni, viticoltori per nascita e per passione. Il Signor Pagano, proprietario dell’azienda San Salvatore, fin da piccolo ha instaurato un legame importante con il mondo del vino, coadiuvando il padre nella produzione, a Boscoreale. Il Signor Pagano ricorda commosso le mattine, quando, prima di andare a scuola, rigirava il mosto nella cantina familiare. La sua vita poi è cambiata, quando, assieme alla famiglia si trasferisce a Paestum, luogo di nascita della madre, e qui inizia la sua importante carriera nel settore alberghiero. E sono proprio i ricordi d’infanzia, il legame e la passione per il proprio territorio che lo spingono ad andare oltre, a ricominciare tutto da capo a cinquant’anni.  Acquista i primi ettari, li innesta, forma un team d’eccezione e costruisce la sua cantina, del tutto all’avanguardia, ad impatto zero, che utilizza per il suo funzionamento esclusivamente l’energia solare e il biogas, creato a partire dal letame delle bufale dell’azienda stessa. D’altronde, la nostra, può essere definita una economia circolare e sostenibile al 100%.  L’azienda oggi ha dato un valore aggiunto al territorio, non solo per la ricchezza che ha generato, ma anche per aver reso ancora più belli, ove possibile, i paesaggi del Cilento, con meravigliose vigne sulle colline accarezzate dalla brezza del mare.

Quante bottiglie producete?

Oggi, produciamo circa 350.000 bottiglie, grazie al duro lavoro, gli importanti investimenti sono rientrati nel giro di poco tempo. La nostra cantina, seppur giovane, ha conquistato un’ampia fetta di fedelissimi consumatori che sono i nostri primi ambasciatori aziendali. Ambasciatori del vino che si produce in questa meravigliosa terra che è il Cilento. Anno dopo anno, il numero di bottiglie che ci vengono domandate cresce esponenzialmente, cerchiamo di ricreare un’offerta adeguata, ma ricordandoci sempre di rispettare i processi per produrre sempre un vino di qualità. Quest’anno abbiamo prodotto 130.000 bottiglie di Vetere, il nostro aglianico rosè, molto richiesto e apprezzato dai nostri clienti. Siamo molto fieri dei risultati che stiamo ottenendo, il nostro intento è quello di continuare ad investire per perfezionare ancora di più il nostro vino e la nostra cantina, impegnarci con costanza nella produzione di vino biologico e biodinamico, e rendere sempre più sostenibile l’intera value chain.

Com’è cambiato il vostro lavoro dopo l’emergenza covid19?

Durante la Pandemia abbiamo deciso di creare un nuovo sito e-commerce per la vendita dei nostri vini, abbiamo così migliorato e facilitato la distribuzione dei nostri prodotti e aumentato la nostra presenza nella GDO.

Mi dica almeno una caratteristica della terra dove vinificate che trasforma la sua uva in un vino pregiato.

Si dice che i grandi vini provengano da grandi terroir, e noi ci riteniamo fortunatissimi perché il clima, la storia, la tradizione, il terreno della nostra terra, ci permettono di creare un vino unico ed eccezionale. Il clima mediterraneo, le importanti escursioni termiche, la brezza del mare che accarezza i nostri vigneti sulle colline, il savoir faire, la cultura e la tradizione tramandataci prima dai greci e poi dai romani, i nostri vitigni, il microclima, il terreno calcareo-argilloso, la tessitura a scheletro, ecco, tutte queste cose, insieme, rendono unico il nostro paesaggio, la nostra terra, la nostra storia e ci permettono di ottenere grandi vini.

Qual è il vino che ci consiglia e ci dica anche a quale piatto abbinarlo.

Quello che possiamo suggerirvi di provare è un matrimonio perfetto tra mozzarella di bufala e il nostro Fiano Pian di Stio Paestum Igp 2019. Un vino biologico, con sentori minerali e fruttati all’olfatto, con una buona sapidità e freschezza che accompagna bene la nostra mozzarella di bufala Campana.

Cantina Moio

Intervista a Bruno Eliseo Moio

Viticoltori per nascita o per passione?

Direi che le due cose sono collegate. Mio padre, Michele Moio nella seconda metà del novecento intuì che il vino rosso ottenuto dalle uve di Primitivo, provenienti dai migliori siti di Mondragone, poteva degnamente essere considerato la versione moderna del vino caro ai romani antichi. Da lì lo slancio per piantare le vigne, curarle e spostare quindi l’attenzione sulla viticoltura per cercare di capire come potesse esprimersi al meglio questo vitigno nelle nostre terre.All’epoca in cui mio padre iniziò, l’attività di cantina era praticamente separata dall’azienda agraria, quando invece anni dopo è arrivato anche in Italia il concetto di terroir francese, si è capita l’importanza sempre maggiore delle vigne e con il progresso tecnico vitivinicolo che avanzava mi sono concentrato prima sulla viticultura e poi sulla cantina.Si può dire che ci siamo nati dentro, che è una passione che ci è stata prima tramandata ed è stata nutrita continuamente facendola sempre di più evolvere ma restando comunque sempre legati alle tradizioni di famiglia.

Quante bottiglie producete?

La produzione sia aggira intorno alle 120.000 bottiglie.

Ci dica almeno una caratteristica della terra dove vinificate che trasforma la vostra uva in un vino pregiato.

Ci troviamo in prossimità del mare e dunque i nostri suoli sono prevalentemente sabbioso-vulcanici. È rinomata l’elevata fertilità dei suoli vulcanici, ricchi in sali minerali, fosforo, potassio e magnesio. Micro e macro-nutrienti che consentono alla pianta avere un forte vigore della parete vegetativa e una forte produzione che si traduce nel bicchiere con un vino pieno e corposo. L’abbondante fertilità dei suoli dell’areale di Mondragone viene bilanciata dalla presenza di un’ampia percentuale di suoli sabbiosi, notoriamente scarsi in nutrienti. I suoli sabbiosi, inoltre, hanno una grande capacità di drenaggio dell’acqua in eccesso favorendo l’accumulo di zuccheri negli acini.
Questo ci consente di produrre vini potenti e strutturati che, insieme all’alto contenuto di
antociani nelle bucce, sono le due peculiarità del vitigno Primitivo.
In conclusione, i nostri suoli con il clima tipico di queste zone costituiscono un binomio perfetto per la produzione di questo vino caldo e robusto, ottenuto dal Primitivo.

Quale è il vino che consiglia e ci dica anche a quale piatto lo abbinereste?

Le consiglio senza alcun dubbio il Moio 57. È il vino al quale sono più legato perché mi riporta a mio padre. Lui scelse questo nome per la straordinaria vendemmia del 1957, che si ottenne a Mondragone.
Ha un colore rosso rubino, un profumo fruttato con un fondo di spezie e di liquirizia. Al gusto è caratterizzato da una notevole concentrazione ed un ottimo equilibrio. L’abbinamento ideale sono le carni rosse, arrostite, alla brace o con sughi speziati, ma anche la selvaggina, i brasati e gli umidi a lunga cottura. Più in generale piatti con una discreta struttura capaci di sposarsi con questo vino piuttosto corposo.