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Cantina Agriflegrea

Intervista a Cristina Varchetta

Signora Varchetta, come e quando nasce la sua cantina 

La nostra è un’azienda a carattere familiare, la famiglia Varchetta è una famiglia storica di viticoltori Campani. La nostra storia parte nel 1891 con Vincenzo Varchetta, ma soltanto con il duro lavoro del figlio Giovanni, esperto conoscitore di ogni angolo vitato della Campania, e con l’aiuto della moglie Luisa e dei numerosi figli, riesce a trasformare la piccola attività di commercio del vino in una vera e propria impresa vitivinicola a carattere familiare. 

Nel 2013 viene fondata l’attuale cantina, che è guidata dalla quarta generazione di giovani intraprendenti ed appassionati che portano avanti con orgoglio il progetto familiare di oltre un secolo. I vitigni sui quali si concentra la produzione sono:  Falanghina, Piedirosso, Fiano, Greco, Aglianico e  Primitivo. La filosofia aziendale e quella di produrre vini tipici, fortemente legati al vitigno e soprattutto ai diversi areali di produzione che compongono il mosaico di terroirs della Campania, nonché’ offrire al consumatore finale vini buoni e salubri con un ottimo rapporto qualità-prezzo. 

Quante bottiglie producete

Ne produciamo 350000. L’anima del progetto è da sempre coadiuvato dalla presenza di oltre 100 famiglie di viticoltori campani che conferiscono le uve. Questi vigneti, sparsi in ogni angolo vitato della Campania, sono curati nel profondo rispetto della natura e della biodiversità. I nostri agronomi, guidati dall’esperienza di Vincenzo Varchetta, assistono durante tutto l’anno i nostri contadini portando in cantina delle uve di grande qualità. 

Mi dica almeno una caratteristica della terra dove vinificate che trasforma la sua uva in un vino pregiato

La Campania è sempre stata una terra ricca di buoni vini. Il territorio della regione si presenta molto variegato, sia morfologicamente sia dal punto di vista climatico, permettendo la sopravvivenza di varietà di viti inadatte in altri ambienti e la selezione, in ogni zona, dei propri vitigni che nel tempo si sono adattati. La natura del suolo ha impedito in molte zone vitate la diffusione della fillossera e la sostituzione delle varietà originali tra la fine dell’800 e del 900. I vitigni Falanghina, Fiano, Greco, Piedirosso, Aglianico possono, pertanto, essere considerati i diretti discendenti delle antiche varietà: la Vitis Hellenica. 

Grazie a numerosi studi è stato possibile compiere un vero e proprio recupero di oltre 100 varietà di vitigni e individuare diversi nuclei di origine e di diffusione delle varietà. Nelle aree più esterne ( Napoli) della Campania troviamo terreni vulcanici ricchi di ceneri e lapilli. Questo suolo leggero e caldo ha permesso alla fillossera di non penetrare e di non distruggere la vite, rendendo questa zona  ricca di varietà come Il Piedirosso, e la Falanghina. Nelle aree più interne (Avellino, Benevento), caratterizzate da inverni più rigidi e da terreni più compatti e argillosi, sono allevate su questi suoli per trarne forza e calore. Qui risiedono i vitigni campani più noti a livello mondiale: il Greco, Il Fiano e l’Aglianico. 

Come è cambiato il vostro lavoro dopo l’emergenza Covid-19. Le visite in cantina sono ancora permesse?

Il nostro lavoro per l’emergenza Covid-19 è cambiato radicalmente. Abbiamo dovuto approcciare in modo maggiore al digitale. Abbiamo intrapreso la strada anche delle degustazioni online, in modo tale da non perdere il contatto con la nostra clientela. 

Quale è il vino che consiglia  e con quale  piatto si abbina meglio?

Sicuramente il  blend storico 891 attualmente è il nostro vino più rappresentativo. Il 1891 è la data in cui, quasi un secolo e mezzo fa, iniziava l’avventura di questa famiglia. Un’avventura di passione e amore per il vino, la terra e chi la coltiva. 891 è un blend dei tre rossi Aglianico, Primitivo e Piedirosso, che sono i vitigni più caratterizzanti della produzione vinicola campana, sviluppato originariamente dal capostipite della famiglia: Giovanni Varchetta. Nel tempo e con la costante ricerca che dedichiamo ai nostri prodotti, abbiamo deciso di ridare vita a questo blend che, unendo queste tre varietà riesce reciprocamente ad arricchirle con le rispettive peculiarità. Per un’esperienza enologica completa, e unica. L’abbinamento perfetto sicuramente è legato ai piatti della tradizione Napoletana come un buon ragù o la nostra tipica genovese.

Vinicola Agriflegrea | Via Nelson Mandela, 95/C | Tel: 0812416795 | Mail: info@agrflegrea.com

Il Tortano

Ingredienti:

1 kg. farina di grano duro tipo “0”

3 cubetti di lievito

125 gr. di strutto 

125 gr. di olio evo 

20 gr. di sale

Pepe a piacere

150 gr. di pecorino  

200 gr. di provolone piccante

200 gr. di salame tipo Napoli

200 gr. di mortadella e cicoli

3 uova sode

Preparazione:

In una terrina stemperare il lievito in acqua tiepida e impastarlo con un pochino di farina fino a formare un panetto che dovrà riposare, coperto, per una mezz’ora.  

Disporre poi la restante farina a fontana, mettere al centro lo strutto. il sale, il pepe, il panetto cresciuto, il pecorino grattugiato e, aiutandosi con un po’ d’acqua tiepida, mescolare il tutto fino ad ottenere una pasta morbida, che va lavorata con forza per circa dieci minuti battendola sul tavolo. 

Successivamente, fare crescere in una terrina coperta e in un luogo tiepido per un paio d’ore finché la pasta non sarà raddoppiata di volume. Nel frattempo, tagliare i formaggi e i salumi a dadini.

Preparare le uova sode

Quando la pasta sarà cresciuta, stenderla allo spessore di un centimetro. 

Disporre uniformemente dapprima il pecorino grattugiato e poi tutto il ripieno : arrotolare con delicatezza la pasta, il più strettamente possibile, fino ad ottenere un rotolo di pasta farcita.

Ungere poi di strutto uno stampo largo provvisto di un tronco di cono centrale in modo che, disponendovi intorno il rotolo si ottenga una ciambella con un buco centrale: conficcare poi le uova sode a distanza regolare.

Disporre infine il rotolo, unire le estremità  e farlo crescere ancora in un luogo tiepido, coperto da un panno.  

Quando il tortano sarà lievitato, dopo circa due ore, infornare a 170° per circa un’ora e sfornarlo quando sarà freddo.

Il tortano è ottimo servito sia caldo che freddo.

Scialatielli tutto mare

Ingredienti per 6 persone:

800 gr. di scialatielli (di pasta fresca)

500 gr. di cozze

500 gr. di vongole o lupini

500 gr. di gamberi 

300 gr. di calamari

300 gr. di pomodorini freschi 

1 spicchio di aglio

Prezzemolo q.b. 

Sale q.b.

Pepe q.b.

Olio evo q.b.

Preparazione:

Per prima cosa lavare e pulire bene i molluschi, e poi adagiarli in un tegame e coprirli con un coperchio. Lasciare che si aprano spontaneamente a fuoco medio-basso.  

Una volta cotti, sgusciare i molluschi lasciandone qualcuno con il guscio e tenerli da parte per decorare alla fine il piatto. 

Filtrare, raccogliere e mettere da parte il liquido di cottura, che poi servirà nella preparazione. A questo punto, pulire i calamari e tagliarli a pezzetti. Successivamente pulire anche i gamberi, tenendo da parte testa e carapace che serviranno per preparare il fumetto, che va lasciato bollire per circa un quarto d’ora in un pentolino con acqua, un po’ di sedano e un po’ di  cipolla. A questo punto filtrare il liquido e tenere anche questo da parte.   

In un tegame, infine, lasciar soffriggere uno spicchio d’aglio con l’olio di oliva e aggiungere i pomodorini, tagliati in quattro, i calamari e i gamberi. A questo punto sfumare con i liquidi precedentemente messi da parte e cuocere il condimento per circa 15 minuti. Una volto cotto il sugo, unire cozze e vongole già cotte.

In una pentola con abbondante acqua salata, cuocere gli scialatielli e scolarli qualche minuto prima del termine della cottura, versarli nel tegame e completare la cottura a fuoco vivo, lasciando asciugare l’acqua in eccesso.

Servire con una spolverata di prezzemolo e guarnire con i frutti di mare non sgusciati che avevamo tenuto da parte all’inizio.

Curiosità:

Gli scialatielli, formato di pasta tipico della costiera amalfitana, nascono nel 1978 dallo chef Enrico Cosentino. Riconosciuti poi come prodotto agroalimentare della tradizione campana, possono essere preparati con o senza uova: il condimento classico è a base di frutti di mare.

Piatto tipico sia dei migliori ristoranti di pesce sia delle belle tavolate napoletane.

Il nome deriva, molto probabilmente, da due parole della lingua napoletana: scialare (godere) e tiella (padella).Sono tradizionalmente fatti a mano ma vengono venduti anche come formato di produzione industriale, l’importante che siano di pasta fresca.

Cantine del Taburno

Intervista a Giovanni Esposito

Come e quando nasce la sua cantina

La nostra è una cantina che nasce a Foglianise, in provincia di Benevento nel 1972 e ad oggi è uno dei rami del consorzio agrario provinciale di Benevento. Non ci sono vigneti di proprietà, tuttavia, da sempre, selezioniamo le uve dai principali crus che offre il terroir, vigneti a piede franco, vendemmie di Falanghina fino a 700 metri di altezza sul livello del mare, attivando una vera e propria manovra economica sul territorio. Cerchiamo cioè sia di tutelare il settore agricolo sia di dare un forte slancio all’enogastronomia ed al turismo locale.

Quante bottiglie producete 

Circa un milione di bottiglie, posizionate sul mercato italiano ed estero, facendo in modo di offrire il prodotto ad un prezzo che non va a svilire nè il territorio né chi conferisce uva. In totale sono 22 referenze tra spumanti, grappe e vini fermi tra bianchi, rossi e rosato. 

Mi dica almeno una caratteristica della terra dove vinificate che trasforma la sua uva in un vino pregiato

Sicuramente abbiamo un terroir che preserva l’autoctono. Inoltre, avvalendoci della cooperativa dei viticoltori composta da circa 300 famiglie e un patrimonio vitivinicolo di quasi 600 ettari, abbiamo la possibilità e stiamo già lavorando a progetti di camping in aree biologiche, collaboriamo con B&B, percorsi enoturistici in moto grazie a partner locali che organizzano dai veri e propri tour per chi viaggia su due ruote dando uno slancio a questo settore che al momento è inarrestabile, nonostante il covid. 

Cioè non è cambiato il vostro lavoro dopo l’emergenza Covid-19. Le visite in cantina sono ancora permesse 

Certamente abbiamo adottato distanziamento sociale e punti di ritrovo su rooftop naturali ma direi che la pandemia ha rivoluzionato i mercati e il modo di consumare vino. Tanti  gap tra produttori si sono accorciati, abbiamo mutato le nostre degustazione che normalmente venivano effettuate sul posto oppure nelle fiere di settore come al prowein oppure al vinitaly; ora invece ci si affida a Zoom con conference call. Si organizzano riunioni dove partecipano parte dei principali importatori ed i loro migliori clienti che gestiscono e-commerce e circuiti di distribuzione. Stessa cosa che facciamo per i clienti che acquistano per corrispondenza, offriamo un wine tasting “sommelier on air”, guidandoli in una degustazione streaming. Il consumo di vino cresce maggiormente tra le mura domestiche, credo che le enoteche in alcuni casi stiano apprezzando e coccolando i loro clienti, visto le chiusure dei ristoranti. E lo dico da  appassionato di vino che compra in enoteca.

Ci dica allora quale è il vino che consigliate e a quale piatto abbinarlo

Bene restare tra montagna e collina, uovo fritto con tartufo e sicuramente bere falanghina per accompagnare il piatto. Il nostro Cesco dell’Eremo va benissimo però anche con una tartare di crudo.

Cantine del Taburno | Consorzio Agrario Provinciale di Benevento | Via Sala 19, Foglianise (BN) | Tel. 0824 878341 | Indirizzo mail:info@cantinadeltaburno.it

Cantine Mustilli

Intervista a Paola Mustilli

Come e quando nasce la sua cantina

Proveniente da Ravello e stabilitasi a S. Agata dei Goti nel 1400, la famiglia Mustilli nel 1700 inizia la produzione del vino nelle cantine scavate sotto la cittadina nella roccia tufacea. L’impostazione moderna della cantina fu data da Leonardo Mustilli (nostro padre nonché definito il padre della Falanghina) negli anni ’60, quando, in controtendenza rispetto ai tempi, lasciò la città di Napoli da ingegnere per trasformarsi in agricoltore nella solitudine della campagna.

Spinto da un profondo spirito pionieristico, iniziò a ricercare le varietà di uve locali allora abbandonate che esistevano nel beneventano. Alla guida di un piccolo numero di produttori le uve furono raccolte, micro vinificate ed assaggiate.

Erano 18 diverse varietà tra cui una, denominata Falanghina, che destò l’interesse di Leonardo. Nel 1979 infatti produsse le sue prime 3.000 bottiglie che avrebbero cambiato la storia della viticoltura beneventana ed anche di quella campana. Da qui il nome di Ingegnere della Falanghina.

Oggi la Falanghina è uno dei vini Campani più apprezzati e la sua notorietà ha oltrepassato anche i confini Nazionali.

Quante bottiglie producete

Circa 100.000 all’anno su 15 Ha di vigna.

Mi dica almeno una caratteristica della terra dove vinificate che trasforma la sua uva in un vino pregiato

I nostri vini sono estremamente territoriali, espressione delle caratteristiche climatiche e dei terreni argilloso-calcarei posti su sottosuolo tufaceo. Caratteri spiccati quindi sono la freschezza e la mineralità, la leggerezza di corpo e la non eccessiva alcolicità.

La posizione dei terreni rivolta verso Napoli inoltre mitiga il clima fresco proveniente dal massiccio del Taburno.

Come è cambiato il vostro lavoro dopo l’emergenza Covid-19. Le visite in cantina sono ancora permesse?

Le visite in cantina sono permesse ed effettuate per piccoli gruppi, organizziamo diverse tipologie di degustazioni, dalla più semplice di soli due calici a mini verticali delle nostre selezioni. La tipologia di utenza è cambiata, ora abbiamo molti italiani e molti giovani che si sono avvicinati al mondo del vino.

Ci dica quale è il vino che consigliate e a quale piatto abbinarlo

Da provare sicuramente Vigna Segreta Falanghina del Sannio per i suoi aromi di frutta esotica, lime ed ananas, erbe aromatiche e menta piperita. Per le sue note sulfuree. Da abbinare su risotto, coniglio arrosto, sformati di verdure.

Questo vino viene prodotto su un singolo vigneto esteso su di un ettaro e rimane in affinamento in cantina per un anno sur lies.Recentemente è stato considerato tra i migliori 5 vini italiani nella classifica della rivista americana Wine Enthusiast, ha ricevuto prestigiosi riconoscimenti dalle guide italiane come Slow wine, Doctor Wine Gambero Rosso e straniere come James Suckling.

Cantine Mustilli| Via Caudina 10 S.Agata dei Goti BN | Tel. 0823718142 | www.mustilli.com

Scrigno di farina di ceci al gusto sacher

di Viviana Musazzi

Chi l’ha detto che un buon dolce deve per forza essere pieno di burro e panna per essere buono?

In questo periodo di sedentarietà forzata è importante pensare a mangiare bene in tutti i sensi, quindi via libera alla fantasia ed al gusto ma senza esagerare con i grassi.

Questa ricetta vi consente di continuare a mangiare i dolci senza sentirvi troppo in colpa, come? Basta seguire questi semplici consigli:

· Scrigno di frolla di ceci senza burro;

· Composta di albicocche: se non la trovate potete sostituirla con la classica marmellata;

· Ganache al cioccolato fondente: ma anche questa con il trucco… solo panna vegetale.

Informazioni utili:

Tempo di preparazione: 1 ora

Tempo di riposo: almeno 1 ora

Tempo di cottura: 20 minuti

Porzioni: 8

Difficoltà: media

Metodo di cottura: forno

Ingredienti per la frolla di ceci:

· 100 gr Farina di Ceci;

· 65 gr Farina tipo 0 (se preferite potete sostituirla anche con la 00);

· 70 gr Zucchero;

· 30 gr Uovo medio;

· 1/4 Limone (solo scorza);

· 50 ml Olio di Girasole

· 3 gr Lievito chimico per dolci in polvere;

· 35 ml Acqua;

· 1 pizzico Sale fino.

Ingredienti per la ganache al cioccolato fondente:

· 70 gr Cioccolato fondente;

· 90 gr Panna vegetale.

Ingredienti per assemblare lo scrigno di ceci alla sacher:

· 100 gr composta di Albicocche;

· 1 fiocco in pasta di zucchero (facoltativo).

Strumenti necessari:

· Planetaria frusta K e frusta filo;

· Mattarello;

· Tappetino in silicone decorato;

· Palline in argilla;

· Ring microforato diametro 15 cm.

Preparare la frolla di ceci:

Versare nella planetaria l’uovo, il sale, lo zucchero, l’olio e l’acqua, montare a velocità media con la frusta a filo per qualche minuto.

Setacciare la farina di ceci con la farina tipo 0 ed il lievito.

Aggiungere le farine e la scorza di limone al composto montato, amalgamare con la frusta K fino ad ottenere un composto liscio ed omogeneo, se fosse troppo morbida aggiungere un po’ di farina.

Formare una pallina, avvolgere nella pellicola e far riposare in frigorifero a +4° C per almeno un’ora.

Preparare lo scrigno:

Stendere la frolla dello spessore di 5 mm, rivestire il ring microforato, bucherellare il fondo.

Stendere la restante pasta dello spessore di 5 mm, infarinare leggermente, appoggiare il tappetino di silicone, passare il mattarello per imprimere il disegno, ritagliare un disco da 15 cm di diametro.

Mettere in frigorifero 15 minuti, nel frattempo preriscaldare il forno a 170° C.

Abbassare il forno a 160° C, riempire il ring con le palline di argilla e cuocere per 20 minuti.

Preparare la ganache al cioccolato fondente:

Tritare finemente il cioccolato fondente.

Scaldare la panna vegetale, quando sfiora il bollore versarla sul cioccolato fondente e farlo sciogliere con una frusta.

Far raffreddare.

Assemblare lo scrigno alla sacher:

Versare la composta di albicocche sul fondo dello scrigno e livellare.

Versare la ganache sopra la composta di albicocche e livellare, chiudere lo scrigno con il coperchio e fissarlo con un nastro di pasta di zucchero.

Non mi resta che augurarvi Buon appetito.Pasticci Fatati

Non mi resta che augurarvi Buon appetito.

Pasticci Fatati

https://blog.giallozafferano.it/pasticcifatati/

Il CANCELLIERE

Intervista a Claudio Panetta

Come e quando nasce la sua cantina

La prima bottiglia in commercio per l’Azienda Vitivinicola “Il Cancelliere” risale al 2005 anche se l’Azienda Agricola della famiglia esiste dalla fine del secolo diciannovesimo. Siamo stati conferitori di grandi cantine Irpine per molti anni fino a quando abbiamo deciso di cominciare l’attività di commercializzazione dei vini proprio nel 2005. Da allora, in maniera incrementale, abbiamo cominciato a vinificare quantità sempre maggiori delle uve da noi prodotte, fino ad arrivare all’annata 2012 nella quale per la prima volta abbiamo vinificato tutta la nostra produzione. Pratichiamo un’agricoltura consapevole e rispettosa del territorio ed abbiamo la certificazione biologia sia per le uve, ed altre colture presenti in azienda, sia per l’imbottigliamento. Facciamo parte dell’associazione VinNatur, prima associazione di Vignaioli Artigianali/Naturali d’Italia, che riunisce al suo interno tutte quelle Aziende che aderiscono al loro protocollo che prevede il non utilizzo di sostanze chimiche né in vigna né in cantina e per il quale vengono effettuati controlli periodici, sui residui dei pesticidi, per verificare la salubrità della propria produzione.

Quante bottiglie producete

Attualmente produciamo circa 30.000 bottiglie all’anno divise in 4 tipologie: “Vendemmia” Campania Aglianico IGP, “Gioviano” Irpinia Aglianico DOP, “Nero Né” Taurasi DOP ed il “Nero Né Riserva” Taurasi DOP.

Mi dica almeno una caratteristica della terra dove vinificate che trasforma la sua uva in un vino pregiato. 

I suoli di Montemarano sono a maggioranza di argilla e calcare con un residuo di cenere vulcanica e questo particolare terreno, associato al clima continentale presente nelle nostre zone, rende  i vini potenti, strutturati e molto adatti al lungo invecchiamento.

Come è cambiato il vostro lavoro dopo l’emergenza Covid-19. Le visite in cantina sono ancora permesse? 

Al momento le visite in cantina sono permesse anche se, sempre nel rispetto di tutte le regole vigenti, vanno contingentate e prenotate in anticipo.

Ci dica quale è il vino che consigliate e a quale piatto abbinarlo.Tutti i vini di questa zona sono particolarmente adatti alla cucina tipica Irpina, con piatti a base di carne, formaggi stagionati e selvaggina. A questi piatti si potrebbe abbinare sia un Gioviano sia un Nero Né.

l Cancelliere Az. Vitivinicola | Contrada Iampenne 45 – 83040 Montemarano AV

www.ilcancelliere.it

+39 3496525339

Delizie Napoletane

Spaghetti pesce spada, pistacchi e scorza di limone

Ingredienti:

-400 gr. di spaghetti

-300 gr. di pesce spada a cubetti

-50 gr. di pistacchi tritati

-La scorza di 1 limone

-1 spicchio di aglio

-Erbe aromatiche: menta e basilico

-Olio extravergine di oliva 

-Sale e pepe

Preparazione:

In una ciotola raccogliere la scorza di limone grattugiato, i pistacchi tritati grossolanamente e le erbe aromatiche e tenere il trito da parte. 

Lessare gli spaghetti in acqua abbondante salata e, nel frattempo, in una padella antiaderente fare soffriggere l’olio con lo spicchio di aglio e poi unire il pesce spada tagliato a cubetti. Lasciarlo insaporire per qualche minuto e aggiungere sale e pepe. A questo punto versare in padella gli spaghetti al dente, mantecandoli, se necessario,  con un po’ d’acqua di cottura, unire poi il condimento a base di limone, pistacchi ed erbe aromatiche.

Trasferire la pasta in un bel piatto da portata e il successo è assicurato! 

Ricetta ideale e fresca dopo le “abbuffate” natalizie, èun primo piatto veloce, dal sapore fresco e delicato, che vi farà ricredere del fatto che cucinare il pesce sia complicato e laborioso. Piatto di grande effetto, ideale per un pranzo della domenica o per un’improvvisata e, sofisticata, spaghettata tra amici.

Delizie Napoletane | Gli Struffoli

Ingredienti:

5 uova

500 gr. di farina 00

30 gr. di burro

1 cucchiaio di zucchero

1 pizzico di sale

1 tazzina da caffè di liquore Strega

Olio di semi di arachidi

Per il condimento:

350 gr. di miele

1 cucchiaio di zucchero

Succo di 1 arancia

Confettini colorati, scorzetta d’arancia e cedro candito

Preparazione:

Disporre la farina a fontana su una spianatoia, aggiungere le uova, il burro a temperatura ambiente, lo zucchero il sale e il liquore.

Impastare fino ad ottenere una pasta di media consistenza (se necessario aggiungere un altro po’ di farina), lasciare riposare l’impasto per una mezzoretta. 

Staccare un pezzo di pasta alla volta, arrotolarla formando tanti bastoncini più sottili di un dito mignolo, tagliarli a tocchetti di circa mezzo centimetro di lunghezza e disporli sulla spianatoia infarinata. Friggerli, poi, poco per volta, in una padella calda con olio ben caldo a fuoco moderato, finché non saranno biondi, a quel punto bisogna sgocciolarli bene. In un tegame largo sciogliere il miele, lo zucchero e il succo di arancia, lasciar bollire e poi abbassare la fiamma. Versare gli struffoli e mescolare bene in modo che si ricoprano uniformemente di miele.

Versarli in un piatto rotondo e con le mani bagnate di acqua fresca, modellare gli struffoli rapidamente dando la forma di una ciambella compressa, subito dopo spargere sopra i confettini colorati, detti “diavolilli” e decorare con il resto dei canditi tagliati a listarelle. Gli struffoli si conservano per una settimana e anche più.

Un po’ di storia:

Gli struffoli sono i dolci più napoletani che ci siano, al pari della pastiera e del babà.

Ma chi li ha inventati? Non i napoletani pare, bensì i Greci, che li portarono in città al tempo di Partenope. Non a caso, il nome struffolo deriverebbe proprio dal greco “Strongoulos”.

Un tempo, a Napoli venivano preparati nei conventi dalle suore e donati in dono a Natale alle famiglie nobili che si erano distinte in opere di carità. Oggi durante le feste natalizie non mancano nelle case dei napoletani. I più bravi li preparano in casa: il procedimento è un po’ lungo ma ne vale la pena!

Cantine Fontanavecchia

Intervista a Libero Rillo

Dott. Rillo, come e quando nasce la sua cantina

Le storiche cantine Fontanavecchia sono un vero e proprio tempio dedicato al vino, al duro lavoro dell’uomo, all’incanto dei lenti e delicati riti che da generazioni intessono la vita di una famiglia di vignaioli.  Sono state costruite dal capostipite della famiglia Rillo a partire dal XIX secolo e poi, con il tempo, sono state ristrutturate e ingrandite. Oggi rappresentano una realtà vitivinicola di spicco nel territorio campano, l’azienda Fontanavecchia si sviluppa nell’omonima contrada di Torrecuso, in provincia di Benevento su una superficie di 20 ettari. Nella gestione, sono affiancato, assieme a mio fratello Giuseppe, dalla preziosa esperienza di nostro padre Orazio.

Un’azienda di famiglia, quante bottiglie producete

Centottantamila

Mi dica almeno una caratteristica della terra dove vinificate che trasforma la sua uva in un vino pregiato

Il nostro è un territorio molto particolare adatto a produrre vini, sia bianchi sia rossi, è una terra di spessore con un forte carattere e particolare tipicità. 

Noi diciamo sempre: “Il mio vino ha carne ed ossa e pelle che è profumata di memoria, sapore che avvolge le lingue e risveglia la parola, il mio vino è sangue di questa terra e questa terra è tutto ciò che ho dentro”.

Come è cambiato il vostro lavoro dopo l’emergenza Covid-19? Le visite in cantina sono ancora permesse?

Al momento non sono permesse, ma restano comunque uno strumento molto valido per far conoscere i propri vini e le proprie filosofie aziendali. Speriamo di riprenderle quanto prima, appena non saremo più zona rossa. Siamo una cantina molto grande, con grandi spazi aperti pertanto le visite, se contingentate, potranno riprendere in sicurezza non appena sarà consentito.

Recentemente avete ottenuto un importante riconoscimento dall’Associazione Italiana Sommelier, di quale vino si tratta e ci dica anche a quale piatto abbinarlo.

E’ un riconoscimento che ci riempie di orgoglio. Si tratta di Vigna Cataratte – Aglianico del Taburno Riserva DOCG 2015. A mio parere, l’abbinamento perfetto è con un caciocavallo del nostro Sannio stagionato almeno per quindici o meglio ancora diciotto mesi. I nostri vini raccontano, da sempre, una storia di paziente lavoro svolto per ottenere un unico obiettivo: l’eccellente qualità. Per questo motivo tutte le fasi di lavoro: dalle attività in vigna alla vinificazione fino all’imbottigliamento sono svolte con passione e scrupolosità per favorire e condurre all’eccellenza l’identità e la peculiarità che ciascun vitigno sa esprimere.

Info e Contatti

Via Fontanavecchia 82030 Torrecuso (BN) www.fontanavecchia.info tel. 0824876275