Delizie Napoletane | Gli Struffoli

Ingredienti:
5 uova
500 gr. di farina 00
30 gr. di burro
1 cucchiaio di zucchero
1 pizzico di sale
1 tazzina da caffè di liquore Strega
Olio di semi di arachidi
Per il condimento:
350 gr. di miele
1 cucchiaio di zucchero
Succo di 1 arancia
Confettini colorati, scorzetta d’arancia e cedro candito
Preparazione:
Disporre la farina a fontana su una spianatoia, aggiungere le uova, il burro a temperatura ambiente, lo zucchero il sale e il liquore.
Impastare fino ad ottenere una pasta di media consistenza (se necessario aggiungere un altro po’ di farina), lasciare riposare l’impasto per una mezzoretta.
Staccare un pezzo di pasta alla volta, arrotolarla formando tanti bastoncini più sottili di un dito mignolo, tagliarli a tocchetti di circa mezzo centimetro di lunghezza e disporli sulla spianatoia infarinata. Friggerli, poi, poco per volta, in una padella calda con olio ben caldo a fuoco moderato, finché non saranno biondi, a quel punto bisogna sgocciolarli bene. In un tegame largo sciogliere il miele, lo zucchero e il succo di arancia, lasciar bollire e poi abbassare la fiamma. Versare gli struffoli e mescolare bene in modo che si ricoprano uniformemente di miele.
Versarli in un piatto rotondo e con le mani bagnate di acqua fresca, modellare gli struffoli rapidamente dando la forma di una ciambella compressa, subito dopo spargere sopra i confettini colorati, detti “diavolilli” e decorare con il resto dei canditi tagliati a listarelle. Gli struffoli si conservano per una settimana e anche più.
Un po’ di storia:
Gli struffoli sono i dolci più napoletani che ci siano, al pari della pastiera e del babà.
Ma chi li ha inventati? Non i napoletani pare, bensì i Greci, che li portarono in città al tempo di Partenope. Non a caso, il nome struffolo deriverebbe proprio dal greco “Strongoulos”.
Un tempo, a Napoli venivano preparati nei conventi dalle suore e donati in dono a Natale alle famiglie nobili che si erano distinte in opere di carità. Oggi durante le feste natalizie non mancano nelle case dei napoletani. I più bravi li preparano in casa: il procedimento è un po’ lungo ma ne vale la pena!
Asset Class | Residenziale
Location | Milano

Smontando i ponteggi su Viale Umbria abbiamo trovato 5 bow windows rivestiti d’oro…48 carati!
Stay Tuned!
Gnocchi di susini alla triestina “rivisitati” da Paulette
di Paola Lunghini

Gli gnocchi di susine sono un primo piatto tradizionale della cucina popolare friulana. A Trieste la ricetta è stata nei secoli rivisitata, nobilitandola : lì si chiamano “gnocchi di susini”. Io l’ho ulteriormente rivisitata, così :
Ingredienti per 4 persone :
– 300 gr di patate a “pasta bianca”
– 1 uovo
– 250 gr di farina
– sale q.b.
– 50 gr di burro fuso
– 1 noce abbondante di burro
– 8 susine mature
– 3 cucchiai di pane grattugiato finissimo
– cannella in polvere
– 1 cucchiaio di zucchero
– 1 bicchiere di marsala secco
– qualche foglia di menta (per decorare)
Preparazione :
Sbucciate le patate, lavatele e fatele cuocere fino a farle ammorbidire. A cottura ultimata schiacciatele finemente con lo schiacciapatate e fatele raffreddare.
Impastate le patate schiacciate e ormai fredde con il burro fuso, l’uovo sbattuto, la farina e il sale. Lavorate bene in modo da amalgamare il tutto e se l’impasto risulta troppo “molle” aggiungete un altro po’ di farina.
Coprite la “palla” con un panno e fate riposare per un’oretta a temperatura ambiente. Intanto lavate le susine, tagliatele a metà ed eliminate i noccioli.
In un padellino fate tostare leggermente (e con molta attenzione per non bruciarlo) il pane grattugiato, insieme allo zucchero e alla cannella (la chiamerò “panatura”).
Riprendete l’impasto e dividetelo in 16 palline circa delle stesse dimensioni. Schiacciatele, formando dei dischetti e al centro di ogni dischetto mettete mezza susina rivolta con la polpa verso l’alto. Distribuite sulle susine un po’ di “panatura” e avvolgete il tutto con la pasta in modo da formare gli gnocchi, premendo ben bene : devono stare assolutamente chiusi ! Fate cuocere gli gnocchi in abbondante acqua leggermente salata fino a quando verranno a galla e distribuiteli nelle fondine.
Intanto che gli gnocchi si decidono a salire (ci vorranno sei/otto minuti circa) prendete il padellino ut supra e alla “panatura” rimasta aggiungete la noce di burro e il marsala, mescolate rapidamente e fate raddensare.
Versate la salsa così ottenuta sugli gnocchi, decorate con la menta e servite subito !

Asset Class | Residential Location | Milan

In corso lo smontaggio dei ponteggi “Lato Sud” di Viale Umbria, Milano
Azienda Agricola Luigi Maffini

Intervista a Luigi Maffini, con sua moglie Raffaella
Come e quando nasce la sua cantina
La nostra avventura comincia agli inizi degli anni ’70 quando mio padre, per hobby, decide di piantare il primo vigneto nella proprietà di famiglia, a Castellabate: ero un bambino ma ricordo ancora l’euforia della prima vendemmia in casa Maffini…
Agli inizi degli anni ’90, con una laurea in scienze agrarie e la specializzazione in enologia, decido di mettermi in gioco, tirando fuori dal cassetto tutti i miei sogni. Da subito, ho condiviso quei sogni con mia moglie Raffaella, determinata e tenace come solo le donne sanno essere. Venticinque anni fa progettavamo la nascita della nostra, allora piccolissima azienda, delineando le linee guida di un progetto che abbiamo realizzato con caparbietà. Fare vino per noi è tutto: è vivere tra i vigneti, è osservare il ritmo della natura lasciandosi da essa orientare, ed è farlo, sempre, guardando al futuro.
Quante bottiglie producete
Circa 120.000 bottiglie di Dop Cilento, 3 etichette dedicate al fiano, 3 etichette dedicate all’aglianico.
Come è cambiato il vostro lavoro dopo l’emergenza Covid-19
Dal punto di vista vitivinicolo, nulla è cambiato durante e dopo l’emergenza Covid-19, le cure e la gestione della vigna sono molto intense ed impegnative specialmente nei mesi primaverili in cui la vite riprende poderosamente il suo ciclo vegetativo, in effetti non c’è stato tempo di ‘annoiarsi’! Dal punto di visto commerciale, durante i primi mesi di lockdown la crisi economica è stata di forte impatto ma fortunatamente con l’arrivo dell’estate e con un notevole movimento turistico (soprattutto in Cilento) abbiamo registrato una discreta ripresa delle vendite.
Mi dica almeno una caratteristica della terra dove vinificate che trasforma la sua uva in un vino pregiato
Il Cilento ci ha conquistati con il suo carattere aspro e selvaggio, con colori e sapori indimenticabili e con il suo silenzio, così lontano da qualunque altra cosa. La potenza espressiva della nostra terra anima il nostro lavoro, nella volontà di tutelarla e di farla entrare nei nostri vini. La terra è davvero al centro delle nostre scelte: ecco il perché della conduzione biologica, dell’attenzione per la sostenibilità ambientale, della ricerca di armonizzare le nostre azioni con la natura che ci circonda. A determinare questo affresco, fatto di forme e colori suggestivi apparentemente in forte contrasto, concorre in maniera forte e decisa la duplice natura geologica delle rocce che costituiscono il Cilento: quella del «Flysch del Cilento», che e quella delle «rocce calcaree».
E’ questa la terra dei nostri vini, questi i profumi e gli aromi che in essi si ritrovano…
Quale è il vino che consiglia e ci dica anche a quale piatto abbinarlo
“Pietraincatenata Dop Cilento Fiano Bio” nato nel 2002, con la vendemmia 2020 diventa maggiorenne!
E’ stata una sfida all’epoca vinificare il fiano in barrique cercando sempre di esaltare il frutto e far esprimere il fiano con tutte le sue caratteristiche varietali, oggi abbiamo la consapevolezza di aver creato un vino autenticamente legato al territorio (difatti è un cru di fiano della vigna di Giungano) dal sorso elegante ed intrigante, sapido, ricco e molto longevo.
Abbinamento? Il mare del Cilento con il suo pescato di eccellente qualità ben si sposa con la complessità del vino: gamberi rossi del Cilento, pezzogna in crosta di sale, ma perché no…anche da solo!

Azienda Agricola Luigi Maffini | Via Serri 34 D | 84050 Giungano (SA) | www.luigimaffini.it
Asset Class | Residential
Location | Milan

A breve lo smontaggio dei ponteggi sul lato Sud del fabbricato!
Stay Tuned!
Alabastra Cantine Pintore & Valentino


Intervista a Lucia Pintore
Signora Pintore, come e quando nasce la sua cantina
Alabastra è un’azienda giovane, fondata pochi anni fa nel 2016 da noi proprietari Lucia Pintore e Angelo Antonio Valentino. Nei suoi prodotti racchiude tutta la nostra passione unita ad anni di ricerca, studio e sperimentazione. L’impronta stilistica è data dalla sobrietà e dall’assenza d’improvvisazione con un’attenzione costante nel cogliere i cambiamenti e le innovazioni, ispirate e spesso condivise, con coloro i quali hanno lasciato un profondo segno nell’enologia moderna e nel gusto mondiale.
I nostri prodotti hanno una precisa caratterizzazione, data dai colori vivi, dai profumi e dagli aromi, tutti espressione di vitigni diversi allevati nei siti migliori e curati da agricoltori rispettosi del frutto e della terra. La tecnica produttiva adottata è all’insegna di una pulizia enologica che li rende difendibili dall’omologazione e, al contempo, riconoscibili.
Quante bottiglie producete
Circa 40.000 con 11 tipologie di vino.
Mi dica almeno una caratteristica della terra dove vinificate che trasforma la sua uva in un vino pregiato
Il vino è come una mano, composta da cinque dita, ognuna lavora per avere un pugno forte. Bisogna unire territorio, vitigno, lavoro dell’uomo, vinificazione e annata. La terra in gran parte dei nostri siti ha una composizione tendenzialmente scistosa ed argillosa, unitamente ai cloni dei vitigni scelti, all’esposizione elevata, all’età dei vigneti e all’attenta conduzione agronomica. Possiamo dire che interviene dandoci delle basi di ottima struttura che opportunamente governate ci stanno regalando grandi prodotti.
Come è cambiato il vostro lavoro dopo l’emergenza Covid-19
C’è stato un rallentamento delle vendite, dovuto alla chiusura delle attività del comparto HO.RE.CA che è il nostro cliente principale. E’ aumentata, però, la vendita diretta con le consegne a domicilio in tutta Europa. Siamo riusciti a compensare la minore commercializzazione tramite i classici canali anche se non vi è stato un incremento. In qualche modo, fortunatamente, siamo riusciti a reggere il colpo. Non abbiamo risentito delle visite in cantine perché non abbiamo fatto in tempo neanche ad aprirle al pubblico. In cantina si lavora e il vino chi vuole lo assaggia in ambienti più confortevoli e adatti.
Magari davanti a del buon cibo. A tal proposito, qual è il vino che consiglia e ci dica anche a quale piatto abbinarlo
Consiglio il più prestigioso dei nostri vini, il TAURASI,in quanto è da noi elaborato esclusivamente quando tutte le condizioni sono state favorevoli a darci quello che il vitigno Aglianico può potentemente esprimere. Colore profondo, profumi decisi che nel tempo riescono ad ampliarsi, piena corposità, grandi equilibri prima, lunga persistenza gustativa poi, che permettono a questo vino di raggiungere armoniose espressioni già nei primi anni di vita e mantenerle in essere per lungo tempo senza cedimenti organolettici. E’ come un gentiluomo di campagna… mai volgare nè esagerato, ma temprato alle fatiche e alle intemperie. Lo scelgo augurando a tutti lunga vita.L’abbinamento che consiglio è con ottimi salumi, carni saporose, arrosto o in umido, anche ricche di condimenti e spezie. Formaggi di media e lunga stagionatura, anche erborinati. Ma diventa eccezionale semplicemente accostato ad amici o belle persone con le quali fa piacere trascorrere una bella serata o anche da soli, magari leggendo un buon libro o ascoltando musica.

Linguine con “cucuzzielli” alla milanese ovvero alla «vado di fretta»
di Paola Lunghini

Ingredienti per quattro persone:
– 3 zucchine di media grandezza
– 1 cipolla bianca
– 1 noce di burro
– un velo d’olio
– 2 tuorli d’uovo
– formaggio grana grattugiato, abbondante
– 1 bicchiere di vino bianco secco
– sale e pepe q.b.
– alcuni fili di erba cipollina (per decorare)
– 300 gr. di linguine
Preparazione
Sbucciate le zucchine e la cipolla, grattugiatele grossolanamente con l’apposita grattugia per ortaggi e mettetele a cuocere in una pentola dal bordo un po’ alto, insieme al burro, l’olio e metà del vino bianco. Per la cottura basteranno pochi minuti. Aggiustate di sale e pepe e levate dal fuoco.
Intanto in una ciotola battete ben bene i tuorli, il formaggio e il resto del vino: il composto deve risultare fluido.
Intanto cuocete le linguine in acqua abbondante ma poco salata – “al dente” vi ci vorranno meno di dieci minuti -, scolatele e versatele nella pentola delle zucchine (che avrete rimesso sul fuoco a riscaldare), mescolando energicamente a fuoco basso per un minuto. Rovesciateci sopra il composto della ciotola, amalgamando morbidamente.
Un altro minuto.
Impiattate velocemente, decorate con qualche filo d’erba cipollina e portate in tavola. Per far tutto, ci avrete messo mezz’ora come massimo
“Potage Parmentier” secondo Paulette
di Paola Lunghini

Ovvio che i cugini francesi, inventori del “Potage Parmentier”, non condivideranno. Non me ne importa nulla , io la faccio a modo mio. Più semplice, leggera e, per quanti l’hanno assaporata, pure più buona, forse.
Ingredienti per quattro persone :
quattro patate di media grossezza, preventivamente lessate e pelate
un fascio di porro, preventivamente lessato
una manciata abbondante di formaggio parmigiano/reggiano grattugiato
mezzo litro abbondante di brodo vegetale (fatto anche con un dado di ottima qualità)
quatto spicchi d’aglio sott’olio
erba cipollina tritata di fresco
sale e pepe qb
Per accompagnare, qualche fettina sottile di pane tipo baguette.
Preparazione :
Frullate separatamente quando freddi il porro tagliato a pezzetti e le patate tagliate a tocchetti con il brodo vegetale e l’aglio.
Fate attenzione, perché il porro frullato va via liscio, ma le patate – ancorché frullate – assorbono parecchio liquido. Ergo, se del caso aggiungete un poco d’acqua, altrimenti il frullatore vi va in tilt, dovrete a malincuore buttarlo via e comperarne uno nuovo, il che è seccante.
Rovesciate i due liquidi così ottenuti in una pentola dal bordo alto, aggiungete il formaggio, il sale e pepe, mescolate morbidamente e appoggiate sul fornello a fiamma bassissima, se no schizza tutto.
Sorvegliate accuratamente sino a quando quella specie di minestra non si sarà addensata sino a diventare un “potage”.
A questo punto, avvalendovi di un normalissimo mestolo, versate la giusta dose nelle fondine di portata.
Decorate con l’erba cipollina a pioggia, accompagnate con le fettine di pane e Buon appetito !
Nota di servizio : anche se avrete osservato le mie dosi, è facile che un po’ di potage vi sia avanzato.
Ai sensi dell’economia circolare fate come vi dico.
Aggiungete al “fondo” della pentola un poco di salsa di pomodoro e un poco di burro, riscaldate un peletto e condite con questo sughetto un bel piatto di orecchiette o maccheroncini. Ci sta da Dio
Azienda Agricola San Salvatore 1988
Intervista al Signor Pagano
Viticoltori per nascita o per passione?
La risposta è si per ambedue le ragioni, viticoltori per nascita e per passione. Il Signor Pagano, proprietario dell’azienda San Salvatore, fin da piccolo ha instaurato un legame importante con il mondo del vino, coadiuvando il padre nella produzione, a Boscoreale. Il Signor Pagano ricorda commosso le mattine, quando, prima di andare a scuola, rigirava il mosto nella cantina familiare. La sua vita poi è cambiata, quando, assieme alla famiglia si trasferisce a Paestum, luogo di nascita della madre, e qui inizia la sua importante carriera nel settore alberghiero. E sono proprio i ricordi d’infanzia, il legame e la passione per il proprio territorio che lo spingono ad andare oltre, a ricominciare tutto da capo a cinquant’anni. Acquista i primi ettari, li innesta, forma un team d’eccezione e costruisce la sua cantina, del tutto all’avanguardia, ad impatto zero, che utilizza per il suo funzionamento esclusivamente l’energia solare e il biogas, creato a partire dal letame delle bufale dell’azienda stessa. D’altronde, la nostra, può essere definita una economia circolare e sostenibile al 100%. L’azienda oggi ha dato un valore aggiunto al territorio, non solo per la ricchezza che ha generato, ma anche per aver reso ancora più belli, ove possibile, i paesaggi del Cilento, con meravigliose vigne sulle colline accarezzate dalla brezza del mare.
Quante bottiglie producete?
Oggi, produciamo circa 350.000 bottiglie, grazie al duro lavoro, gli importanti investimenti sono rientrati nel giro di poco tempo. La nostra cantina, seppur giovane, ha conquistato un’ampia fetta di fedelissimi consumatori che sono i nostri primi ambasciatori aziendali. Ambasciatori del vino che si produce in questa meravigliosa terra che è il Cilento. Anno dopo anno, il numero di bottiglie che ci vengono domandate cresce esponenzialmente, cerchiamo di ricreare un’offerta adeguata, ma ricordandoci sempre di rispettare i processi per produrre sempre un vino di qualità. Quest’anno abbiamo prodotto 130.000 bottiglie di Vetere, il nostro aglianico rosè, molto richiesto e apprezzato dai nostri clienti. Siamo molto fieri dei risultati che stiamo ottenendo, il nostro intento è quello di continuare ad investire per perfezionare ancora di più il nostro vino e la nostra cantina, impegnarci con costanza nella produzione di vino biologico e biodinamico, e rendere sempre più sostenibile l’intera value chain.
Com’è cambiato il vostro lavoro dopo l’emergenza covid19?
Durante la Pandemia abbiamo deciso di creare un nuovo sito e-commerce per la vendita dei nostri vini, abbiamo così migliorato e facilitato la distribuzione dei nostri prodotti e aumentato la nostra presenza nella GDO.
Mi dica almeno una caratteristica della terra dove vinificate che trasforma la sua uva in un vino pregiato.
Si dice che i grandi vini provengano da grandi terroir, e noi ci riteniamo fortunatissimi perché il clima, la storia, la tradizione, il terreno della nostra terra, ci permettono di creare un vino unico ed eccezionale. Il clima mediterraneo, le importanti escursioni termiche, la brezza del mare che accarezza i nostri vigneti sulle colline, il savoir faire, la cultura e la tradizione tramandataci prima dai greci e poi dai romani, i nostri vitigni, il microclima, il terreno calcareo-argilloso, la tessitura a scheletro, ecco, tutte queste cose, insieme, rendono unico il nostro paesaggio, la nostra terra, la nostra storia e ci permettono di ottenere grandi vini.
Qual è il vino che ci consiglia e ci dica anche a quale piatto abbinarlo.
Quello che possiamo suggerirvi di provare è un matrimonio perfetto tra mozzarella di bufala e il nostro Fiano Pian di Stio Paestum Igp 2019. Un vino biologico, con sentori minerali e fruttati all’olfatto, con una buona sapidità e freschezza che accompagna bene la nostra mozzarella di bufala Campana.

