Category: News ed Eventi

Timballo di pasta ricoperto di melanzane

Ingredienti:

1 kg di melanzane a fette 

2 melanzane a funghetti  

250 gr di provola o fior di latte

600 gr di pasta (bucatini o mezzi ziti)

Salsa q.b. 

Parmigiano e basilico q.b.

1 uovo 

Stampo dal diametro di 26-28 cm

Preparazione:

Tagliare a fette le melanzane e friggerle, un paio invece tagliarle a funghetti e friggerli.

Preparare una salsa di pomodoro (si può scegliere tra pelato o passato) con olio, uno spicchio di aglio e basilico. Foderare poi uno stampo per ciambella con le fette di melanzane fritte. Lessare la pasta (a scelta tra bucatini o mezzi ziti spezzati) e scolarla a metà cottura, condirla poi con la salsa, le melanzane a funghetti, i cubetti di provola o di fior di latte, basilico, parmigiano e un uovo sbattuto. 

A questo punto versare nello stampo rivestito di melanzane e coprire con salsa di pomodoro e fette di melanzane se saranno avanzate. 

Cuocere in forno a 160° per 30/40 minuti. A cottura ultimata lasciare rassodare per un po’ e capovolgere il timballo su un piatto da portata.

Per chi lo desidera, si può guarnire con pomodorini e basilico.

Gnocchi di susini alla triestina “rivisitati” da Paulette

di Paola Lunghini

Gli gnocchi di susine sono un primo piatto tradizionale della cucina popolare friulana. A Trieste la ricetta è stata nei secoli rivisitata, nobilitandola : lì si chiamano “gnocchi di susini”. Io l’ho ulteriormente rivisitata, così : 

Ingredienti per 4 persone :

– 300 gr di patate a “pasta bianca”

– 1 uovo

– 250 gr di farina 

– sale q.b.

– 50 gr di burro fuso

– 1 noce abbondante di burro

– 8 susine mature 

– 3 cucchiai di pane grattugiato finissimo 

– cannella in polvere 

– 1 cucchiaio di zucchero

– 1 bicchiere di marsala secco

– qualche foglia di menta (per decorare)

Preparazione :

Sbucciate le patate, lavatele e fatele cuocere fino a farle ammorbidire. A cottura ultimata schiacciatele finemente con lo schiacciapatate e fatele raffreddare.

Impastate le patate schiacciate e ormai fredde con il burro fuso, l’uovo sbattuto, la farina e il sale. Lavorate bene in modo da amalgamare il tutto e se l’impasto risulta troppo “molle” aggiungete un altro po’ di farina.

Coprite la “palla” con un panno e fate riposare per un’oretta a temperatura ambiente. Intanto lavate le susine, tagliatele a metà ed eliminate i noccioli.

In un padellino fate tostare leggermente (e con molta attenzione per non bruciarlo) il pane grattugiato, insieme allo zucchero e alla cannella (la chiamerò “panatura”).

Riprendete l’impasto e dividetelo in 16 palline circa delle stesse dimensioni. Schiacciatele, formando dei dischetti e al centro di ogni dischetto mettete mezza susina rivolta con la polpa verso l’alto. Distribuite sulle susine un po’ di “panatura” e avvolgete il tutto con la pasta in modo da formare gli gnocchi, premendo ben bene : devono stare assolutamente chiusi ! Fate cuocere gli gnocchi in abbondante acqua leggermente salata fino a quando verranno a galla e distribuiteli nelle fondine.

Intanto che gli gnocchi si decidono a salire (ci vorranno sei/otto minuti circa) prendete il padellino ut supra e alla “panatura” rimasta aggiungete la noce di burro e il marsala, mescolate rapidamente e fate raddensare.

Versate la salsa così ottenuta sugli gnocchi, decorate con la menta e servite subito !

Asset Class | Residential
Location | Milan

A breve lo smontaggio dei ponteggi sul lato Sud del fabbricato!
Stay Tuned!

Alabastra Cantine Pintore & Valentino

Intervista a Lucia Pintore

Signora Pintore, come e quando nasce la sua cantina

Alabastra è un’azienda giovane, fondata pochi anni fa nel 2016 da noi proprietari Lucia Pintore e Angelo Antonio Valentino. Nei  suoi prodotti racchiude tutta la nostra passione unita ad anni di ricerca, studio e sperimentazione. L’impronta stilistica è data dalla sobrietà e dall’assenza d’improvvisazione con un’attenzione costante nel cogliere i cambiamenti e le innovazioni, ispirate e spesso condivise, con coloro i quali hanno lasciato un profondo segno nell’enologia moderna e nel gusto mondiale.

I nostri prodotti hanno una precisa caratterizzazione, data dai colori vivi, dai profumi e dagli aromi, tutti espressione di vitigni diversi allevati nei siti migliori e curati da agricoltori rispettosi del frutto e della terra. La tecnica produttiva adottata è all’insegna di una pulizia enologica che li rende difendibili dall’omologazione e, al contempo, riconoscibili.

Quante bottiglie producete

Circa 40.000 con 11 tipologie di vino.

Mi dica almeno una caratteristica della terra dove vinificate che trasforma la sua uva in un vino pregiato

Il vino è come una mano, composta da cinque dita, ognuna lavora per avere un pugno forte.  Bisogna unire territorio, vitigno, lavoro dell’uomo, vinificazione e annata. La terra in gran parte dei nostri siti ha una composizione tendenzialmente scistosa ed argillosa, unitamente ai cloni dei vitigni scelti, all’esposizione elevata, all’età dei vigneti e all’attenta conduzione agronomica. Possiamo dire che interviene dandoci delle basi di ottima struttura che opportunamente governate ci stanno regalando grandi prodotti.

Come è cambiato il vostro lavoro dopo l’emergenza Covid-19

C’è stato un rallentamento delle vendite, dovuto alla chiusura delle attività del comparto HO.RE.CA che è il nostro cliente principale. E’ aumentata, però, la vendita diretta con le consegne a domicilio in tutta Europa. Siamo riusciti a compensare la minore commercializzazione tramite i classici canali anche se non vi è stato un incremento. In qualche modo, fortunatamente, siamo riusciti a reggere il colpo. Non abbiamo risentito delle visite in cantine perché non abbiamo fatto in tempo neanche ad aprirle al pubblico. In cantina si lavora e il vino chi vuole lo assaggia in ambienti più confortevoli e adatti.

Magari davanti a del buon cibo. A tal proposito, qual è il vino che consiglia e ci dica anche a quale piatto abbinarlo

Consiglio il più prestigioso dei nostri vini, il TAURASI,in quanto è da noi elaborato esclusivamente quando tutte le condizioni sono state favorevoli a darci quello che il vitigno Aglianico può potentemente esprimere. Colore profondo, profumi decisi che nel tempo riescono ad ampliarsi, piena corposità, grandi equilibri prima, lunga persistenza gustativa poi, che permettono a questo vino di raggiungere armoniose espressioni già nei primi anni di vita e mantenerle in essere per lungo tempo senza cedimenti organolettici. E’ come un gentiluomo di campagna… mai volgare nè esagerato, ma temprato alle fatiche e alle intemperie. Lo scelgo augurando a tutti lunga vita.L’abbinamento che consiglio è con ottimi salumi, carni saporose, arrosto o in umido, anche ricche di condimenti e spezie. Formaggi di media e lunga stagionatura, anche erborinati. Ma diventa eccezionale semplicemente accostato ad amici o belle persone con le quali fa piacere trascorrere una bella serata o anche da soli, magari leggendo un buon libro o ascoltando musica.

Linguine con “cucuzzielli” alla milanese ovvero alla «vado di fretta»

di Paola Lunghini

Ingredienti per quattro persone:

– 3 zucchine di media grandezza 

– 1 cipolla bianca

– 1 noce di burro

– un velo d’olio 

– 2 tuorli d’uovo

– formaggio grana grattugiato, abbondante 

– 1 bicchiere di vino bianco secco

– sale e pepe q.b.

– alcuni fili di erba cipollina (per decorare) 

– 300 gr. di linguine

Preparazione

Sbucciate le zucchine e la cipolla, grattugiatele grossolanamente con l’apposita grattugia per ortaggi e mettetele a cuocere in una pentola dal bordo un po’ alto, insieme al burro, l’olio e metà del vino bianco. Per la cottura basteranno pochi minuti. Aggiustate di sale e pepe e levate dal fuoco.

Intanto in una ciotola battete ben bene i tuorli, il formaggio e il resto del vino: il composto deve risultare fluido. 

Intanto cuocete le linguine in acqua abbondante ma poco salata – “al dente” vi ci vorranno meno di dieci minuti -, scolatele e versatele nella pentola delle zucchine (che avrete rimesso sul fuoco a riscaldare), mescolando energicamente a fuoco basso per un minuto. Rovesciateci sopra il composto della ciotola, amalgamando morbidamente. 

Un altro minuto. 

Impiattate velocemente, decorate con qualche filo d’erba cipollina e portate in tavola. Per far tutto, ci avrete messo mezz’ora come massimo

“Potage Parmentier” secondo Paulette

di Paola Lunghini

Ovvio che i cugini francesi, inventori del “Potage Parmentier”, non condivideranno. Non me ne importa nulla , io la faccio a modo mio. Più semplice, leggera e, per quanti l’hanno assaporata, pure più buona, forse.

Ingredienti per quattro persone :

quattro patate di media grossezza, preventivamente lessate e pelate

un fascio di porro, preventivamente lessato

una manciata abbondante di formaggio parmigiano/reggiano grattugiato

mezzo litro abbondante di brodo vegetale (fatto anche con un dado di ottima qualità)

quatto spicchi d’aglio sott’olio

erba cipollina tritata di fresco

sale e pepe qb

Per accompagnare, qualche fettina sottile di pane tipo baguette.

Preparazione :

Frullate separatamente quando freddi il porro tagliato a pezzetti e le patate tagliate a tocchetti con il brodo vegetale e l’aglio.

Fate attenzione, perché il porro frullato va via liscio, ma le patate – ancorché frullate – assorbono parecchio liquido. Ergo, se del caso aggiungete un poco d’acqua, altrimenti il frullatore vi va in tilt, dovrete a malincuore buttarlo via e comperarne uno nuovo, il che è seccante.

Rovesciate i due liquidi così ottenuti in una pentola dal bordo alto, aggiungete il formaggio, il sale e pepe, mescolate morbidamente e appoggiate sul fornello a fiamma bassissima, se no schizza tutto.

Sorvegliate accuratamente sino a quando quella specie di minestra non si sarà addensata sino a diventare un “potage”.

A questo punto, avvalendovi di un normalissimo mestolo, versate la giusta dose nelle fondine di portata.

Decorate con l’erba cipollina a pioggia, accompagnate con le fettine di pane e Buon appetito !

Nota di servizio : anche se avrete osservato le mie dosi, è facile che un po’ di potage vi sia avanzato.

Ai sensi dell’economia circolare fate come vi dico.

Aggiungete al “fondo” della pentola un poco di salsa di pomodoro e un poco di burro, riscaldate un peletto e condite con questo sughetto un bel piatto di orecchiette o maccheroncini. Ci sta da Dio

Cantina Moio

Intervista a Bruno Eliseo Moio

Viticoltori per nascita o per passione?

Direi che le due cose sono collegate. Mio padre, Michele Moio nella seconda metà del novecento intuì che il vino rosso ottenuto dalle uve di Primitivo, provenienti dai migliori siti di Mondragone, poteva degnamente essere considerato la versione moderna del vino caro ai romani antichi. Da lì lo slancio per piantare le vigne, curarle e spostare quindi l’attenzione sulla viticoltura per cercare di capire come potesse esprimersi al meglio questo vitigno nelle nostre terre.All’epoca in cui mio padre iniziò, l’attività di cantina era praticamente separata dall’azienda agraria, quando invece anni dopo è arrivato anche in Italia il concetto di terroir francese, si è capita l’importanza sempre maggiore delle vigne e con il progresso tecnico vitivinicolo che avanzava mi sono concentrato prima sulla viticultura e poi sulla cantina.Si può dire che ci siamo nati dentro, che è una passione che ci è stata prima tramandata ed è stata nutrita continuamente facendola sempre di più evolvere ma restando comunque sempre legati alle tradizioni di famiglia.

Quante bottiglie producete?

La produzione sia aggira intorno alle 120.000 bottiglie.

Ci dica almeno una caratteristica della terra dove vinificate che trasforma la vostra uva in un vino pregiato.

Ci troviamo in prossimità del mare e dunque i nostri suoli sono prevalentemente sabbioso-vulcanici. È rinomata l’elevata fertilità dei suoli vulcanici, ricchi in sali minerali, fosforo, potassio e magnesio. Micro e macro-nutrienti che consentono alla pianta avere un forte vigore della parete vegetativa e una forte produzione che si traduce nel bicchiere con un vino pieno e corposo. L’abbondante fertilità dei suoli dell’areale di Mondragone viene bilanciata dalla presenza di un’ampia percentuale di suoli sabbiosi, notoriamente scarsi in nutrienti. I suoli sabbiosi, inoltre, hanno una grande capacità di drenaggio dell’acqua in eccesso favorendo l’accumulo di zuccheri negli acini.
Questo ci consente di produrre vini potenti e strutturati che, insieme all’alto contenuto di
antociani nelle bucce, sono le due peculiarità del vitigno Primitivo.
In conclusione, i nostri suoli con il clima tipico di queste zone costituiscono un binomio perfetto per la produzione di questo vino caldo e robusto, ottenuto dal Primitivo.

Quale è il vino che consiglia e ci dica anche a quale piatto lo abbinereste?

Le consiglio senza alcun dubbio il Moio 57. È il vino al quale sono più legato perché mi riporta a mio padre. Lui scelse questo nome per la straordinaria vendemmia del 1957, che si ottenne a Mondragone.
Ha un colore rosso rubino, un profumo fruttato con un fondo di spezie e di liquirizia. Al gusto è caratterizzato da una notevole concentrazione ed un ottimo equilibrio. L’abbinamento ideale sono le carni rosse, arrostite, alla brace o con sughi speziati, ma anche la selvaggina, i brasati e gli umidi a lunga cottura. Più in generale piatti con una discreta struttura capaci di sposarsi con questo vino piuttosto corposo.

Paglia e fieno ai lampi di lompo

di Paola Lunghini

Avete presente le uova di lompo? Un tempo le chiamavano “caviale dei poveri”, perché rispetto al Beluga non costavano quasi nulla… Rispetto allo storione, il povero lompo era un pesce proletario e non adatto a palati raffinati.

Poi i nutrizionisti scoprirono che codesti microscopici ovettini erano ricchi di ottime proprietà (alto contenuto di acidi grassi omega-3, iodio, potassio e selenio) e in compenso non “pesavano” sulla dieta… nel senso che saziano ma non fanno ingrassare…

Ingredienti per quattro persone:

– tre etti di tagliolini gialli/verdi detti “paglia e fieno”, di “produzione industriale/artigianale”, ma di ottima qualità;

– un vasetto da 150 grammi di uova di lompo nere (il vasetto deve essere a temperatura ambiente). Se no, vanno bene anche tre vasetti da 50 grammi, per via dell’aritmetica di base;

– un bicchiere di vino bianco;

– 30 grammi di burro;

– per decorare, qualche fogliolina di menta fresca.

Preparazione:

Cuocete i tagliolini paglia e fieno in abbondante acqua salata, “al dente” vi ci vorranno pochissimi minuti, e scolateli.

Nella stessa ancor caldissima pentola mettete a sciogliere bene il burro, aggiungete il vino e la pasta, e mescolate energicamente a fuoco bassissimo per un minuto. La pasta deve risultare morbida, eventualmente aggiungete ancora un po’ di vino.

Versateci sopra “a pioggia” le uova di lompo, date una mescolata bella ma leggera (per non rovinare gli ovetti) e impiattate subito, decorando ogni porzione con qualche fogliolina di menta.

di Dino Orsini

Concetto

Nomi, soprannomi, annedoti e curiosità. Ognuno di noi ne ha qualcuno ne cassetto dei ricordi legato a vecchi parenti o a ricordi, di quando era bambino, e che da grandi si confondono tra la memoria, lo stupore e, a tratti, la dolcezza.

Clicca QUI per leggere il racconto.

La Canestra di Frutta

di Paola Lunghini

E’ questa una preparazione solo di frutta, ma il titolo non tragga in inganno! Dimenticatevi perciò la “canestra” del Caravaggio…ma ricordatevi che è inutile prepararla se i commensali sono meno di otto! Ci vuole un bel po’ di tempo, infatti… (In ogni caso, se siete a Milano, la Canestra del Caravaggio andate a vedervela alla Pinacoteca Ambrosiana, ne vale sempre la pena).

Ingredienti

Il principale occorrente è un piatto piano di portata, rettangolare, lungo almeno 40 cm e largo una ventina circa.

Poi occorre un po’ di zucchero vanigliato.

Per accompagnare, a latere, una bella ciotola di panna montata (che potete agevolmente acquistare già pronta in una buona gelateria). In alternativa, una bella ciotola di gelato alla crema. Ciò andrà lasciato in frigo sino al momento di servire.

Per la frutta :

due pompelmi rosa, due arance rosse, due/tre pesche gialle, due mango (o papaya), sei kiwi, sei albicocche, mezza fetta di anguria, due fette di melone, una manciata abbondante di ciliegie (prive del peduncolo e denocciolate con l’apposito strumentino).

Preparazione :

Lavate accuratamente e sbucciate accuratamente tutta la frutta così come la situazione richiede.

Affettate accuratamente tutti i frutti, le fettine devono essere il più sottili possibile (levate ovviamente le pelline e i semini degli agrumi e dell’anguria, i noccioli, etc.) e poneteli ciascuno in una separata ciotola.

Poco prima di servire, prendete il piatto di portata, mettetelo orizzontalmente di fronte a voi e deponetevi (a seconda della vostra sensibilità cromatica) una bella fila di fettine di frutta, una/due per ciascuna, sul lato corto, in verticale : io di solito “ parto” da sinistra con il pompelmo, proseguo con l’ anguria, poi proseguo con il… e poi vedete voi.

Se avete fatto bene i conti, arriverete in fretta all’estremità destra del piatto sul quale appoggerete infine le decorative ciliegie. Una spolverata di zucchero a velo, la ciotola di panna montata a fianco…

Anche se i vostri commensali saranno già satolli, a una “canestra” di frutta cosi è difficile resistere…